Coworking e tecnologia: così lo smartworking cresce

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Nonostante l’assenza di evoluzioni normative – neanche all’interno del Jobs Act – sembra che lo smartworking stia prendendo piede in Italia. Si moltiplicano, infatti, i progetti delle imprese che provano a ripensare il lavoro in un’ottica intelligente, mettendo in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario, lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Questa la fotografia scattata dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che ha effettuato la ricerca “Smart Working: scopriamo le carte!”, realizzata attraverso il confronto diretto con oltre 240 organizzazioni pubbliche e private in Italia e che è stata presentata alla sala conferenze del Centro Servizi della Banca Popolare di Milano.

I RISULTATI – Nel 2015 il 17% delle grandi imprese italiane ha già avviato dei progetti organici di Smart Working, introducendo in modo strutturato nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi layout fisici degli spazi (lo scorso anno erano l’8%). A queste si aggiunge il 14% di grandi imprese in fase “esplorativa”, che si apprestano cioè ad avviare progetti in futuro, e un altro 17% che ha avviato iniziative puntuali di flessibilità solo per particolari profili, ruoli o esigenze delle persone.

Lo strumento di gran lunga più diffuso tra le imprese italiane che hanno introdotto una qualche iniziativa di lavoro “smart” sono i device mobili – come PC portatili, tablet o smartphone – che consentono di lavorare anche fuori dalla postazione, sia all’interno che all’esterno della sede aziendale: sono già presenti nel 91% delle grandi imprese (e nel 49% delle pmi). Ma diffusa è anche la flessibilità di orario, presente nell’82% delle grandi organizzazioni e nel 44% delle piccole imprese. E poi la social collaboration (social nework, forum/blog, sistemi di chat o instant messaging, web conference, sistemi di condivisione dei documenti), attivata già dal 77% di grandi imprese e dal 34% di pmi. Resta invece al palo il ripensamento dei locali e degli uffici, considerata da un’azienda su cinque.

Analizzando i progetti di Smart Working già avviati nelle grandi aziende italiane, si scopre che il promotore del progetto è nella quasi totalità dei casi (il 91%) il top management. Mentre i “project leader” delle iniziative si trovano solitamente all’interno delle funzioni HR e IT (rispettivamente nel 71% e nel 37% dei casi). Ma a essere coinvolte nella gestione del progetto (oltre all’IT stesso) sono spesso anche il Facility management e le rappresentanze sindacali.

COWORKING E SMARTWORKING A BRACCETTO – Il coworking è un’altra leva di sviluppo del lavoro agile, visto che il fenomeno sta diventando sempre più rilevante in Italia, sia per la crescita degli spazi dedicati sia per l’interesse delle imprese, anche di grandi dimensioni: il 71% dei manager ritiene che il coworking sia un’opportunità anche per aziende strutturate (il 31% crede si diffonderà come alternativa al lavoro da casa o da altre sedi aziendali, il 40% che sia un’opportunità ma non è convinto che possa diffondersi). Solo il 16% dei manager lo giudica un fenomeno riservato a startup e professionisti.

La relazione tra sviluppo del coworking e adozione di modelli di lavoro Smart Working appare evidente, eppure solo il 36% delle aziende che danno la possibilità di lavorare fuori postazione identifica gli spazi di coworking come una delle possibili alternative. Le principali barriere all’utilizzo del coworking da parte dei dipendenti delle aziende riguardano il timore sulla sicurezza dei dati aziendali (individuato dal 58% degli intervistati) poiché non tutte le organizzazioni sono sufficientemente mature da garantire di lavorare fuori ufficio accedendo ai dati aziendali con garanzia di confidenzialità e integrità. Il 59% dei manager si attende dal coworking in particolare benefici legati a uno scambio di conoscenza tra chi usufruisce di questa modalità di lavoro, ma sono rilevanti anche la riduzione dei tempi/costi di spostamenti casa-ufficio e la riduzione del senso di isolamento per l’utilizzo eccessivo dell’home working.

Per accelerare la diffusione di nuovi modelli di lavoro dando visibilità alle esperienze di successo e i benefici ottenuti, l’Osservatorio ha deciso di attribuire gli “Smart Working Award”. I finalisti dello Smart Working Award 2015, assegnato nel corso del convegno sono stati ABB Italia per il progetto “Lavoro Agile @ABB”, Banca Intesa Sanpaolo per il progetto “Lavoro Flessibile in Intesa Sanpaolo”, BNL – Gruppo BNP Paribas per il progetto “Smart Bank” e L’Oréal Italia per il progetto “Be Smart! Work Smart!” e Siemens per “Siemens Office”.

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