La Sanità italiana si cura con il digitale

Nell’ultimo anno Governo, Ministero della Salute e Agenzia per l’Italia Digitale hanno compiuto notevoli sforzi per sviluppare l’ambito digitale previsto dal “Patto della Salute”. Il risultato è stato che, nel 2014, la spesa per la digitalizzazione della Sanità italiana ha ripreso a crescere, con un +17% su base annua, raggiungendo 1,37 miliardi di euro, un livello che non veniva toccato dal 2010.

Sono i principali risultati della ricerca 2015 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Innovazione Digitale in Sanità: dai patti ai fatti”. La ricerca è stata condotta su circa 160 attori tra cio, direttori generali, direttori amministrativi, direttori sanitari in rappresentanza di oltre 130 aziende sanitarie, referenti regionali e, grazie alla collaborazione con Doxapharma e FIMMG, 752 Medici di Medicina Generale e 1.000 cittadini.

La spesa per ICT in Sanità

La cartella clinica elettronica è l’ambito su cui le aziende sanitarie italiane allocano la quota più rilevante (58 milioni di euro). Del resto la sua completa diffusione consentirebbe di razionalizzare le attività degli operatori sanitari e di annullare i costi di stampa e di gestione del cartaceo, consentendo di risparmiare fino a 1,6 miliardi di euro l’anno. Investimenti sono stati fatti anche per i sistemi di Disaster Recovery e continuità operativa (40 milioni di euro).

I ritardi del Fascicolo Sanitario Elettronico

La ricerca conferma che le Regioni vogliano proseguire con le azioni di digitalizzazione della Sanità, ma che ci sia sfiducia sulla capacità del Governo di indirizzare lo sviluppo del Fascicolo.

Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Sardegna e Provincia Autonoma di Trento, che si erano mosse anzitempo, dispongono già di piattaforme accessibili ai cittadini, ma temono che ingerenze centrali possano invalidare le azioni fatte. Altre Regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Valle d’Aosta) stanno cercando di sfruttare le esperienze già presenti per lo sviluppo e rispettare la scadenza di giugno 2015 – che quasi certamente sarà procrastinata a dicembre 2015.

A che punto stanno i medici?

Cresce l’utilizzo del digitale anche tra i medici. La ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità su un campione di 752 medici evidenzia un aumento nel 2014 del 13% delle spese per l’ICT. Nella maggior parte dei casi i medici di medicina generale accedono a servizi online per consultare referti di laboratorio o di visite specialistiche (rispettivamente 55% e 43%), mentre i verbali di pronto soccorso e le lettere di dimissioni vengono consultati online ancora da un numero limitato (il 25%). Per comunicare con i propri pazienti, i medici utilizzano sempre di più nuovi canali digitali come l’email (84%) e gli SMS (67%), ma il 40% usa anche Whatsapp, mentre i Social Network e i Blog/Forum non rappresentano un canale privilegiato. La telemedicina, provata solo dal 6% dei medici, appare invece solo un ambito di sperimentazione.

I servizi digitali al cittadino

A fronte di questi tentativi, c’è da dire che i cittadini utilizzano poco i servizi digitali. L’indagine svolta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità in collaborazione con Doxa rivela che solo il 13% dei cittadini ha utilizzato nell’ultimo anno la prenotazione online delle prestazioni, l’8% ha fatto un accesso ai propri documenti clinici e il 5% ha effettuato un pagamento online. Più apprezzato è il servizio delle “Farmacie dei servizi”, che consente di ridurre i tempi e i costi per accedere ai servizi sanitari, così come sono in crescita le app dedicate alla salute e al benessere, utilizzate dall’11% del campione.

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