I professionisti e l’innovazione imposta dall’alto

La crisi non risparmia i 303 mila avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro italiani organizzati in oltre 150 mila studi professionali (più 15 mila studi multidisciplinari), che nel 57% dei casi registrano un calo della redditività, per un terzo addirittura superiore al 10%.
Eppure sono molti i margini di crescita (e di redditività) di questi studi, che in molti casi non hanno ancora sfruttato le nuove tecnologie per compiere quel salto di qualità in materia di produttività e taglio dei costi.

Lo si evince dalla ricerca “I professionisti in digitale sono un valore per le aziende”, curata dall’Osservatorio ICT & Professionisti e presentata alla Bovisa alla presenza non solo dei rappresentanti dei professionisti (notai, avvocati), ma anche del Vice Ministro alla Giustizia Enrico Costa e del sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze Enrico Zanetti.

I DATI – Il budget medio degli studi professionali destinato agli investimenti in ICT per il prossimo biennio è pari a 6.300 euro. Seppure in aumento rispetto allo scorso anno, il valore risulta limitato, non sufficiente a generare innovazioni spinte. Ci sono però importanti differenze tra le professioni. Il budget medio per gli studi degli avvocati è di 3.800 euro, per i commercialisti e i consulenti di lavoro di 7.600 euro, mentre più di tutti investiranno gli studi multidisciplinari, con un budget medio di 12.500 euro.
Di questi soldi, però, solo il 26% destinato all’acquisto di software o hardware per sviluppare progetti di vera innovazione e non di semplice adeguamento normativo o ammodernamento. Le ICT su cui punteranno gli studi nel prossimo biennio, infatti, sono soprattutto la fatturazione elettronica verso la PA e la conservazione digitale dei documenti, legate a specifici obblighi di legge.
Si prospetta invece un’adozione limitata per quelle tecnologie che potrebbero sviluppare il business, come i software per il controllo di gestione, i portali per la trasmissione di documenti o la condivisione di attività. Queste avanguardie “pesano” tra il 19% e il 32% del campione, in relazione alle diverse tecnologie esaminate.

ricercaVORREI, MA NON POSSO – Le aziende clienti nel 45% dei casi sarebbero disponibili a investire per rendere più informatizzata la relazione con i professionisti, ma chiedono maggiore assistenza nello sviluppo del business e consigli di carattere gestionale. Eppure, gli studi professionali risultano prevalentemente legati al business tradizionale, con il 68% dell’attività concentrata in ambiti come contabilità, gestione paghe, gestione contenzioso.
Ad eccezione per la firma digitale e i gestionali tipici di Studio, la tecnologia più presente oggi negli studi professionali è costituita dai software per i flussi telematici (nel 37% dei casi), seguita dal sito internet (30%), dal controllo di gestione (27%), dalla Gestione Elettronica Documentale (25%) e dalla Fatturazione elettronica verso la PA (25%). La conservazione digitale a norma dei documenti è presente ancora in una quota residuale (15%). Piccole innovazioni che hanno fatto che negli uffici stiano scomparendo fax e stampanti, mentre tengono le stampanti multifunzione e gli scanner in un futuro proiettato verso la dematerializzazione dei documenti e la digitalizzazione dei processi.

E dire che sviluppare i modelli di gestione gestionali permetterebbe un bel risparmio.
Se il Processo civile telematico (già utilizzato dal 96% degli avvocati) prendesse piede, l’Osservatorio ICT & Professionisti stima che ogni studio legale potrebbe risparmiare 10 mila euro l’anno, visto che le notifiche dei decreti ingiuntivi ai soggetti economici sarebbero telematiche.
Si risparmierebbe in tempo, invece, se gli studi professionali si decidessero a puntare sull’acquisizione automatica delle presenze (usata solo da una quota minoritaria del campione) o sul registro dei corrispettivi digitale (che, coinvolgendo quasi 1 milione di esercenti e poco meno di 50 mila Professionisti, genererebbe un risparmio per il sistema Paese di 1,1 miliardi di euro).

BENEDETTA LEGGE – “Il mondo delle professioni giuridiche d’impresa, di fronte ad alcune difficoltà di carattere economico-finanziario, mostra una certa resistenza al cambiamento e una propensione all’innovazione soprattutto law-driven, cioè imposta da una norma di legge. Inoltre la domanda di servizi da parte della clientela non è sempre allineata con il ‘portafoglio servizi’ degli studi”, afferma Claudio Rorato, responsabile della ricerca dell’Osservatorio ICT & Professionisti. “Non risulta ancora percepito il valore della tecnologia, ancora poco utilizzata per recuperare efficienza interna e sviluppare il business. I professionisti interessati all’adozione delle ICT sono in crescita ogni anno, i clienti però chiedono il supporto dei professionisti nelle decisioni, in qualità di esperti sugli aspetti gestionali e questa è un’opportunità da cogliere. L’innovazione digitale del professionista è un valore fondamentale anche per le aziende. La contaminazione informatica non è solamente dal professionista all’impresa, ma anche viceversa, perché la vera forza è nel sistema. Il cambiamento dev’essere prima di tutto culturale”.

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