Promemoria per Renzi in attesa della fiducia
Entro il 2018 in scadenza oltre 1.000 miliardi di debito

paolo-longobardiIn attesa del voto di fiducia al Senato incombono sul nuovo Governo scadenze di bot e btp nei prossimi quattro anni. Al di là delle dichiarazioni di Del Rio sul prelievo di una minima percentuale degli interessi della “vecchietta pensionata” con 100 mila euro di bot in banca, è certo che quest’anno scadono obbligazioni per 324 miliardi.Nel 2015 ne scadranno 192 di miliardi, nel 2016, 152 miliardi, nel 2017, 259 miliardi e nel 2018, 121 miliardi. In totale, arrivano a fine corsa 1.048 miliardi di titoli pubblici. Una montagna di debito pubblico da rifinanziare che rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà nell’agenda del nuovo governo di Matteo Renzi: uno scenario da valutare con attenzione di fronte alla prospettiva, auspicabile, di arrivare al termine della legislatura senza traumi, evitando lo scioglimento anticipato del Parlamento e un ritorno alle urne immediato. Tra bot, btp, btp Italia, cct, ctz, eurobond, ispa, emtn e globalbond entro il 2018 ci sono 1.048 miliardi di titoli pubblici in scadenza 

Da un’analisi di Unimpresa sulla base dei dati della Banca d’Italia e del ministero dell’Economia e delle Finanze fino a dicembre di quest’anno, il Tesoro dovrà vedersela con una lunga lista di scadenze: nel dettaglio, si stratta di 128,8 miliardi di bot, di 108,1 miliardi di btp, di 82,4 miliardi di cct/ctz e di 2,4 miliardi relativi ad altre emissioni (Eurobond, Emtn, Ispa, Globalbond). La quota di debito da rifinanziare cala leggermente negli anni successivi. Nel 2015, infatti, il totale delle emissioni in scadenza ammonta a 192 miliardi: nel dettaglio, si stratta di 9 miliardi di bot, di 145,6 miliardi di btp, di 27,5 miliardi di cct/ctz e di 7,4 miliardi relativi ad altre emissioni.

Nel 2016 vanno rifinanziati 151,9 miliardi di bond statali: nel dettaglio, si stratta di 100,7 miliardi di btp, di 27 miliardi di btp Italia, di 14,4 miliardi di cct/ctz e di 7,7 miliardi relativi ad altre emissioni. Nel 2017 la quota di debito in scadenza cresce sensibilmente e in totale vanno rifinanziati 258,8 miliardi di bond statali: nel dettaglio, si stratta di 112,6 miliardi di btp, di 39,3 miliardi di btp Italia, di 103,6 miliardi di cct/ctz e di 1,2 miliardi relativi ad altre emissioni. Nel 2018 arrivano a fine corsa 121,4 miliardi di titoli pubblici; nel dettaglio, si stratta di 92,4 miliardi di btp, di 24 miliardi di cct/ctz e di 2,9 miliardi relativi ad altre emissioni.

La recente discesa dei differenziali di rendimento è un elemento rilevante per i conti pubblici. Lo spread tra btp italiani e bund tedeschi “corre” sotto i 200 punti base e riduce la spesa per interessi a carico del bilancio dello Stato. E’ un risultato positivo che va cavalcato e ulteriormente migliorato. L’ideale sarebbe restare a lungo sotto il “muro” dei 200 punti e avvicinarsi il più possibile a quota 100 in modo tale da allontanare il più possibile la speculazione finanziaria sui titoli pubblici italiani.

“A Parlamento e al governo di Matteo Renzi che si appresta a chiedere la fiducia alla Camera e al Senato, chiediamo senso di responsabilità e grande impegno per le riforme: la stabilità politica è decisiva sui mercati finanziari e una eventuale, nuova crisi della maggioranza, adesso, correrebbe il rischio di sprecare i risultati positivi raggiunti finora proprio sul costo delle emissioni: le speranze di ripresa economica, prevista da molti enti e istituzioni per il prossimo anno ancorché non particolarmente robusta, verrebbero compromesse”, è il commento del presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. Secondo Longobardi “il tesoretto legato all’abbattimento della spesa per interessi può e deve essere usato per tagliare le tasse sia a carico delle famiglie sia a carico delle imprese”.

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