Primi segnali di ripartenza per le Pmi al Sud

Pmi

Anche dalle Pmi del Sud, sia pure con ritmi più bassi della media nazionale, arrivano i primi segnali di ripartenza. Le piccole e medie imprese meridionali dovrebbero veder crescere, nel 2015 sia il proprio fatturato (+1,2%) sia il proprio valore aggiunto (+2,1%).
Analogo miglioramento dovrebbero vedere i margini (Mol +4,3%) e la redditività del capitale investito (Roe +5%). Una tendenza al miglioramento dei principali indicatori economici, che dovrebbe continuare anche nel 2016. E’ quanto emerge dal rapporto Pmi Mezzogiorno 2015, curato da Confindustria e Cerved – https://know.cerved.com/it/studi-e-analisi/rapporto-pmi-mezzogiorno-2015

Una fotografia in bianco e nero

La fotografia scattata sulle 27mila società di capitale meridionali che rientrano nei requisiti europei di Pmi (10-250 addetti e fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro) mostra con chiarezza i segni della crisi. Oltre un quarto delle 29mila attive nel 2007 è uscito dal mercato, mentre un quarto delle 20mila imprese rimaste ha dovuto ridurre la propria taglia dimensionale, scendendo a micro-impresa.

La crisi in culla

La crisi, oltre a innalzare i tassi di mortalità delle Pmi meridionali, si è fatta sentire sulla natalità: fino al 2012 è infatti diminuito il numero di nuove imprese, si è fortemente ridotta la quota di newco in grado di stare sul mercato, solo il 45% delle nuove nate al Sud è ancora sul mercato a tre anni dalla nascita, e di quelle che nel giro di tre anni crescono fino a diventare una Pmi. L’uscita in massa dal mercato delle Pmi è stata accompagnata da conseguenze pesanti sui bilanci delle società sopravvissute alla crisi.

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