Primi risultati del bando Sme Instrument dedicato alle Pmi: solo 20 i progetti italiani finanziati

Delle 2.666 proposte progettuali presentate lo scorso 18 giugno, saranno 155 quelle che riceveranno una sovvenzione di 50.000 euro per finanziare lo studio di fattibilità. Sono i primi risultati dello Sme instrument, il nuovo bando dedicato alle Pmi innovative all’interno di Horizon 2020 presentati dalla Commissione Europea.image001Le imprese selezionate saranno informate ufficialmente tra qualche settimana, in seguito, i loro nomi saranno resi noti dall’agenzia esecutiva per le Pmi che gestisce il programma.“La risposta che il nuovo strumento per le Pmi ha ottenuto è molto incoraggiante”, dice Máire Geoghegan-Quinn, commissario Europeo per la ricerca, l’innovazione e la scienza. “La domanda per questa tipologia di sostegno è stata forte, per cui auspico che molti dei progetti d’impresa che finanziamo maturino fino a diventare veri e propri prodotti e servizi che porteranno crescita e occupazione alle nostre economie. I nostri campioni dell’innovazione devono crescere!”

Delle 2.666 proposte presentate, 2.602 sono risultate formalmente eleggibili e quindi valutabili: fra queste 317 hanno superato la soglia di punteggio per la finanziabilità, ma saranno solo 155 quelle che avranno accesso ai 50.000 euro per iniziare lo studio di fattibilità del progetto. In termini percentuali, si traduce in un success rate pari al 6,79%, contro il 10% auspicato dalla Commissione in fase di progettazione dello strumento. Un altro dato significativo riguarda la ripartizione geografica dei fondi: i progetti presentati provenivano da Pmi di 35 Paesi tra membri Ue e associati, mentre quelli finanziati saranno a beneficio solo di 21.

L’Italia guida la graduatoria per Paese in termini di proposte presentate (436), ma scende al terzo posto come numero di proposte finanziate (20). Troppe proposte di scarsa qualità. Un andamento, immutato dal Primo Programma Quadro,che  rischia di penalizzare un comparto industriale messo già a dura prova dalla crisi economica. Essersi aggiudicati 20 progetti è senza dubbio un buon risultato in termini assoluti, ma il confronto, in termini di innovazione, va fatto con la Spagna che, pur presentando meno proposte di noi, è riuscita ad averne finanziate il doppio, oppure con l‘Irlanda, che ha performato con un tasso di successo tre volte superiore alla media europea. Un altro dato su cui riflettere a livello di sistema riguarda le aree tematiche di finanziamento, nonché ovviamente i corrispettivi comparti industriali di riferimento.

Se nel tema trasporti battono bandiera italiana il 26% dei progetti finanziati a livello comunitario (7 italiani su 27 finanziati in totale), sul fronte nanotecnologie il dato è addirittura eclatante, con 5 progetti finanziati su un totale di 17. Decisamente buona la performance anche in materia di energia con 4 progetti italiani fra i 23 complessivi. Quello che invece dovrebbe far riflettere è l’assenza di progetti di eccellenza nel campo delle biotecnologie, della salute e dell’Ict, così come un solo progetto finanziabile nel food. “La sensazione è che molte imprese abbiano intravisto nello Sme Instrument una sorta di eurocredito d’imposta”,  ha commentato Isella Vicini, direttore della European Funding Division di Warrant Group, società specializzata in euro-progettazione, “traslando concettualmente bandi ed esperienze tipicamente italiane a livello europeo.

Il fatto che questo strumento fosse aperto a tutte le Pmi, che non fosse obbligatorio avere partner e che non vi fossero topics prescrittivi da parte della Commissione non doveva essere interpretato come un mero abbassamento della soglia d’ingresso. In Europa vengono finanziati progetti innovativi, di eccellenza tecnologica e con grande potenziale in termini di diffusione commerciale ed impatto economico. Il mio consiglio, per provare ad invertire il trend nazionale è quello di mettere l’idea al centro del progetto, qualificare bene le proprie competenze e capacità, misurarsi con il reale stato dell’arte di settore, contare su alleanze a completamento del know how necessario, ma soprattutto, partire per tempo e puntare sempre in maniera ambiziosa alla migliore soluzione possibile”.

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