Come previsto per Italiaonline non c’è l’accordo

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Si era capito fin dai primi comunicati ricevuti che Italiaonline con quelle iniziative stava solo cercando di ritornare a fare parlare di se dopo anni di alti e bassi. Soprattutto dopo l’acquisizione di Seat Pagine Gialle. E infatti si è concluso con un nulla di fatto anche il terzo appuntamento al Mise tra la direzione di Italiaonline e le organizzazioni sindacali, alla presenza dei rappresentanti del Ministero del Lavoro.

Dopo molte ore di trattativa, il confronto si è  chiuso nel cuore della notte senza un accordo tra le parti, poiché
anche l”ultima proposta formulata dal Mise, condivisa con l”azienda, non ha trovato il consenso delle organizzazioni sindacali. “La proposta”, si legge in una nota del Mise , “avrebbe consentito di  gestire positivamente la riorganizzazione del gruppo” che prevedeva fino a un massimo di 700 posizioni di Cigs di cui 417 di lavoratori in
cassa integrazione straordinaria a zero ore e 283 in cassa integrazione a rotazione per 4 giorni al mese.
In realtà delle 417 posizioni a zero ore, solo 193 erano le posizioni nuove derivanti dall”integrazione tra le due aziende e quindi dal nuovo piano di riorganizzazione. Le rimanenti 224 eccedenze erano in realtà già previste dal precedente piano di riorganizzazione firmato nel febbraio 2015 al ministero del Lavoro dalla ex Seat Pagine Gialle. Un vero peccato per una delle prime società che ha creduto nella diffusione di internet nel nostri Paese. Ma la scellerata gestione prima di Pagine Gialle e di conseguenza anche delle diverse società satelliti ha combinato il pasticcio che ne è seguito fino a quest’anno. L’azienda, che lo scorso giugno dopo mesi di trattative ha inglobato Seat Pagine Gialle, (Naguib-Sawiris controlla Iol) quotandosi in Borsa, aveva annunciato di voler mettere in cassa integrazione centinaia di lavoratori a livello nazionale, di cui 417 a zero ore, tra i quali rientrano anche 8 dipendenti della sede di Navacchio (Pisa), pensava di chiudere la questione e dare avvio alle procedure di cassa integrazione. Ma così non è stato.
Sembra veramente incomprensibile come una società che ha chiuso in attivo il bilancio del 2015 e dichiarato un utile di 3,8 milioni di euro nel primo semestre 2016, abbia chiesto la cassa integrazione per 700 dipendenti su un totale di 1106. Ancor più incomprensibile che in questa procedura sia coinvolta la sede pisana, dove operano 41 tra ingegneri e informatici, che può contare su un ricco tessuto di realtà universitarie e di ricerca di eccellenza. Come molti ci aspettiamo che l’azienda metta in atto un vero piano industriale di sviluppo e rilancio.

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