PBForum. A cosa serve sapere che la felicità
alimenta il successo se non possiamo diventare felici?

MarcoMaselladi Marco Masella. In questi ultimi mesi in qualità di ente organizzatore del Positive Business Forum – l’ambizioso progetto di diffondere la cultura della positività nelle aziende – mi è capitato spesso di trovarmi a discutere con giornalisti, amici, uomini di business sui concetti di positività, felicità e benessere, rendendomi conto che esiste una diffidenza di fondo su questi argomenti. LOGO+claimLa prima obiezione è di natura trascendentale: “Posso anche essere l’uomo più ottimista del mondo ma questo non mi salverà dai cali di fatturato e non mi farà risollevare le sorti dell’azienda dopo una crisi devastante”.

La seconda ha più una valenza di apparenza e superficialità: “Non è un sorriso perenne stampato sulla mia faccia che mi farà vendere di più; non è la mia autoconvinzione di essere il migliore che mi farà ottenere riconoscimenti e aumenti di stipendio”.

Infine, obiezione delle obiezioni: “Ottimisti si nasce, non si diventa!

Alle origini della psicologia positiva non vi è certo la pretesa di annullare gli eventi negativi, ma la radicata convinzione che non siamo solo spettatori passivi dei fatti che ci accadono ma parti attive capaci di affrontare quegli eventi con una carica emotiva trasformativa. C’è l’evidenza della dimostrazione scientifica che il modo in cui interpretiamo la realtà cambia la nostra esperienza della realtà stessa, e tanto più lo facciamo attraverso le emozioni positive quanto più saremo in grado di trarne dei vantaggi.

Le emozioni positive inondano la nostra mente di dopamina e serotonina, sostanze che hanno una forte influenza sul nostro benessere psico-fisico, ma hanno anche un ruolo fondamentale nell’aumento delle connessioni neurali legate ai centri dell’apprendimento. Quando la nostra mente è pervasa da queste sostanze siamo più capaci di organizzare le nuove informazioni e mantenerle vive a lungo nella nostra mente nonché a recuperarle quando servono, pensiamo più rapidamente e con maggiore creatività, diventiamo più abili nel fare analisi complesse e a risolvere i problemi, troviamo modi nuovi di fare le cose. Tutto questo non ha certo a che fare con lo sfoderare i nostri sorrisi migliori, ridere per qualsiasi scemenza o entusiasmarsi per ogni nuova proposta che si riceve, questa semmai è “cretineria da sovraeccitamento”; al contrario è qualcosa di molto più profondo che implica un grande sforzo di consapevolezza e un lavoro duro sulla costruzione della propria solidità psicologica.

Quando il nostro approccio mentale e il nostro stato d’animo è positivo siamo più intelligenti, più motivati e perciò abbiamo maggiore successo. La felicità è il centro e il successo ruota attorno ad essa.

Per gran parte del ventesimo Secolo, negli ambienti di ricerca più stimati si avvallava comunemente l’idea che, dopo l’adolescenza, il nostro cervello diventasse immutabile e rigido. Qualche anno dopo diventò di dominio pubblico una ricerca sui tassisti londinesi attraverso la quale scoprirono che il loro cervello aveva un ippocampo più sviluppato (la struttura cerebrale dedicata alla memoria spaziale) rispetto ad una persona media, direi prova inconfutabile che la complessità urbanistica alla quale quotidianamente sono sottoposti ha stimolato un mutamento significativo nell’area del cervello deputata a svolgere tale attività.

Se addirittura il cervello attraverso l’allenamento ha la proprietà di mutare la propria conformazione, pensiamo a quanto potenzialmente siamo in grado di cambiare il nostro atteggiamento a dispetto di ogni predisposizione genetica al pessimismo.

Ma come sostiene Shawn Achor nel suo libro The Happiness Advantage: “Senza la capacità di apportare cambiamenti positivi duraturi parlare di felicità sarebbe uno scherzo crudele – una bella pacca sulla spalla per coloro che sono già felici e hanno già successo, ma una cosa assolutamente inutile per tutti gli altri. A cosa serve aver scoperto che la felicità alimenta il successo se non possiamo concretamente diventare più felici?”. È proprio questo il grande contributo della psicologia positiva: quello di averci dato un metodo e degli esercizi concreti attraverso i quali allenarci ad essere più solidi e ottimisti nell’affrontare ogni accadimento della vita e ad assumere la felicità delle persone come un valore e allo stesso tempo come strumento per il benessere personale e la prosperità del business.

 

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