Più sportelli per la Bp che si fonde con Milano mentre la BCC resta autonoma

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L’auspicio principale dell’assemblea dei soci di Banco Popolare che si è tenuto a Chiusi (Si) è una fusione tra la stessa e la Banca Popolare di Milano.  Il 99,7% dei soci (fra Lodi, Verona e Lucca) hanno approvato il bilancio con un attivo di 430 milioni e un dividendo di 15 centesimi ad azione. Domani martedì marzo i due cda BP e BPM sono chiamati a votare l’operazione. Nel frattempo le banche di credito cooperative BCC da mesi ormai attendono una riforma totale del sistema come ha ribadito il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi.

Rossi intervenuto a Chiusi ha indicato come via quella di riformare  le BCC mantenendo la mutualità che rappresenta “il valore fondamentale di questo strumento di credito, ribadendo il gran lavoro svolto dalle banche di credito cooperativo nel momento della massima stretta creditizia verso le micro e piccole aziende territoriali. Il presidente e il direttore della Banca di credito cooperativo del Varesotto e dell’Altomilanese, Scazzosi, smentisce le ipotesi di fusione con la BCC di Cantù riportate da La Prealpina e da alcuni ambienti vicini alle BCC.

“Non esiste alcuna ipotesi di fusione con la BCC di Cantù per raggiungere i 200 milioni di euro di patrimonio richiesti dalla clausola del way out inserita nel decreto legge di riforma del Credito Cooperativo”. È la reazione del presidente della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, Scazzosi. “Quando a gennaio sono stati resi noti i contenuti del decreto legge per la riforma delle BCC, in perfetta sintonia con quanto sostenuto da Federcasse, ho dichiarato che il punto critico era rappresentato dalla clausola della way out, che avrebbe permesso alle banche con un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro di non aderire alla capogruppo unica dietro il versamento del 20% di tasse. Noi nella capogruppo unica vogliamo stare, perché siamo orgoglioso di essere una cooperativa e vogliamo continuare a esserlo senza snaturarci».

NESSUNA FUSIONE NE’ WAY OUT IN VISTA

“Nelle ultime settimane non faccio che ribadire che la clausola way out è la cartina di tornasole dei veri cooperatori”, afferma il direttore generale Luca Barni, “il discrimine fra chi è BCC soltanto di nome e aspetta l’occasione di diventare Spa e chi, come noi, lo è di nome e di fatto. Noi siamo convinti della filosofia cooperativa, dimostriamo con i nostri risultati di saper stare sul mercato facendo la banca locale su un territorio fra i più dinamici d’Italia”. Da ultimo, sull’ipotesi di fusione “Se qualcuno volesse unirsi a noi”, conclude Scazzosi, “ce lo chieda; la condizione per un’eventuale fusione sarà quella di stare all’interno della costituenda capogruppo unica”.

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