Pensioni: quali detrazioni per le aziende che finanziano l’APE?

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Arrivano nuovi dettagli sull’anticipazione pensionistica APE, lo strumento di flessibilità in uscita a favore dei lavoratori cui mancano non più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia. Dettagli che interessano le aziende che aderiscono all’iniziativa del Governo.

Nella legge di Stabilità, in programma per il prossimo Consiglio dei Ministri che si dovrebbe tenere il prossimo sabato, dovrebbe trovare posto un pacchetto di interventi in materia di pensioni da circa 6 miliardi di euro in tre anni, con risorse comprese tra 1,2 e 1,6 miliardi nel 2017. Alcuni interventi dovrebbero sostenere i redditi medio-bassi da pensione come la riduzione delle imposte sulle persone fisiche per i redditi da pensione, attraverso l’aumento della detrazione d’imposta per tutti i pensionati in modo da uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro); aumento dei trattamenti pensionistici di importo basso, mediante un incremento dell’importo corrisposto a titolo di “quattordicesima mensilità” e l’allargamento della platea dei beneficiari di circa 1,2 milioni di pensionati, rendendo gratuito il cumulo dei contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse.

La detrazione fiscale per le aziende che finanzieranno la flessibilità pensionistica dei dipendenti più anziani attraverso l’Ape è stata anticipata dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervenuto a Milano a un forum della Cassa di previdenza dei ragionieri. “L’Ape”, ha commentato Poletti, “potrebbe diventare una chance per «le imprese che hanno interesse a costruire un processo di ringiovanimento”. L’ipotesi è accompagnare l’anticipo con una facilitazione fiscale, in modo da abbassare i costi per i lavoratori e per le aziende.
Il pacchetto dovrebbe intervenire anche sui lavoratori precoci, eliminando le penalizzazioni sul trattamento pensionistico previste dal decreto-legge n. 201 del 2011 in caso di accesso al pensionamento anticipato prima dei 62 anni d’età, e sugli occupati in mansioni usuranti, che verranno individuati con una classificazione a maglie più larghe: a partire dal 2017 vi rientrerà sia chi ha svolto una o più attività lavorative usuranti per un periodo di tempo almeno pari a sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, senza il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, sia chi ha effettuato l’attività particolarmente usurante per un numero di anni almeno pari alla metà dell’intera vita lavorativa.

DETRAZIONI FISCALI PER LE IMPRESE CHE ADERISCONO  ALL’APE

La novità più attesa è però l’anticipazione pensionistica APE, la nuova forma di sostegno all’uscita flessibile dal mercato del lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d’importo non inferiore a un certo limite potranno accedere su base volontaria a un nuovo strumento finanziario, un prestito di ammontare commisurato alla pensione attesa al raggiungimento dei requisiti anagrafici e certificata dall’INPS, erogato fino alla maturazione di tali requisiti e da restituire a rate in 20 anni. L’intesa tra Governo e sindacati ha previsto agevolazioni per alcune categorie di lavoratori: l’opzione dovrebbe essere a costo zero per i disoccupati di lungo termine e per altre categorie ancora in via di definizione, mentre per alcuni lavoratori la rata di restituzione del prestito bancario potrebbe arrivare fino al 20-25% dell’importo della pensione, considerando il peso degli interessi e del premio assicurativo. Nel pacchetto rientrerebbe anche una detrazione fiscale per le aziende che favoriranno l’uscita dal lavoro attraverso l’APE dei dipendenti più anziani, coprendo parte degli oneri dell’anticipo pensionistico attraverso un versamento all’Inps.

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