Odcec Catania in prima fila contro il riciclaggio

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Il presidente dell’Odcec di Catania Sebastiano Truglio lamenta le complicazioni burocratiche e le alte sanzioni che spesso inficiano il lavoro di contrasto degli studi professionali contro il riciclaggio.

Ritengo che sia una cosa naturale e doverosa che la nostra categoria sia in prima linea nella lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo, ma il carico di funzioni che ci ha delegato la Pubblica Amministrazione rischia di minare l’efficienza del nostro lavoro”, ha detto il presidente uscente (in carica fino al 31 dicembre) dell’Ordine professionale di Catania (Odcec) Sebastiano Truglio (nella foto) che ha espresso in questi modi il disagio della categoria nei confronti di una normativa che, nel lavoro quotidiano degli studi. “Già sommersi da molti doveri spesso solo formali, si è rivelata una zavorra piuttosto che una possibilità di fattiva collaborazione. Gli adempimenti sono spesso di complessa attuazione e le sanzioni sono troppo alte rispetto alla fattibilità degli obblighi, colpendo spesso solo irregolarità formali”, ha spiegato Truglio. Ragioni che spiegano la massiccia presenza di professionisti – oltre quattrocento – al convegno che l’Odcec etneo ha organizzato sulla tematica, molto sentita dagli iscritti.

Le procedure per l’adeguata verifica della clientela, le informazioni sulle limitazioni dell’uso del contante, la segnalazione delle operazioni sospette, sono stati gli argomenti tecnici al centro della relazione dell’esperto di antiriciclaggio Alfonso Gargano, commercialista salernitano. Ma al di là delle istruzioni per gli “addetti ai lavori”, il relatore ha sottolineato i motivi per cui occorre una evoluzione legislativa più efficace: “Ogni anno le banche e gli enti dell’area economica-finanziaria segnalano decine di migliaia di casi sospetti. Le rilevazioni degli studi commercialisti sono nell’ordine di circa 300. Un cifra esigua, motivata dal fatto che i professionisti nella grande maggior parte dei casi conoscono bene i loro clienti, e con molti di loro hanno rapporti di lunga data. Quindi conoscno già la loro estraneità ai fenomeni di riciclaggio. E’ raro incorrere in operazioni anomale. A fronte di questa bassa percentuale gli obblighi da assolvere per i commercialisti, soprattutto per i piccoli studi che rappresentano il 90% della categoria e non hanno risorse dedicate a questo ambito, sono spesso solo un adempimento formale che va incontro a sanzioni pesanti. Si rischia di perdere quindi la ratio della norma, che è quella di contrastare i riciclatori”. Secondo Truglio l’appesantimento burocratico non permette di collaborare efficacemente con la PA. “Occorre un alleggerimento delle procedure che ci consenta di focalizzare effettivamente le operazioni sospette. Può esserci reale collaborazione – perché noi commercialisti vogliamo contribuire al contrasto del fenomeno – solo attraverso una semplificazione della normativa, soprattutto per gli studi di minori dimensioni. Su questo fronte si attendono le novità che scaturiranno dal recepimento della recente IV direttiva europea”.

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