Dirigenti in Italia: una merce ormai rara

citterioNegli ultimi 12 mesi si è assistito a un rallentamento nell’assunzione e nomina di dipendenti con la qualifica di dirigenti ed è diventato davvero impossibile assegnare la nomina a un giovane al di sotto dei 35 anni. Se poi l’aspirante dirigente è donna il tutto si complica ulteriormente.È quanto emerso da una ricerca effettuata da G.I.D.P. (Associazione Direttori del Personale – www.gidp.it) tra 102 direttori del personale iscritti all’associazione, appartenenti a importanti realtà imprenditoriali a cui sono state sottoposte 24 domande. http://www.btboresette.com/wp-content/uploads/2013/10/PRESENTAZIONE_INDAGINE-_DIRIGENTI_gidp-1.pdf

Le aziende in questione sono caratterizzate dalle grandi dimensioni (il 59,80% conta oltre 500 dipendenti) e sono, per quanto concerne la proprietà, soprattutto multinazionali (50,98%). Per la maggior parte collocate nel Nord ovest (79,42%), le imprese operano in numerosi settori merceologi, altamente differenziati tra loro. Si passa dal 19,61% dell’industria meccanica, al 9,80% del terziario innovativo, al 6,86% del credito e dell’industria farmaceutica, al 3,93% del commercio.

Le domande legate al processo di nomina a dirigente sono state ripartite in diverse aree tematiche:

1. I DIRIGENTI NELLA TUA AZIENDA

– Il 57,15% delle aziende ha una percentuale di dirigenti sul totale dei dipendenti che non supera il 3%. Nello specifico il 25,40% delle aziende ha il 2% di dirigenti, il 17,46% l’1% e il 14,29% il 3%.

– La percentuale di dirigenti maschi sul totale dei dirigenti è di gran lunga superiore (81,32%) a quella dei dirigenti femmine (18,68%).

– Per il passaggio da quadro a dirigente nella stessa azienda di appartenenza, occorrono in media 7 anni; nel 28,58% delle aziende, infatti, occorrono da 4 a 6 anni, nel 22,22% da 6 fino a 8, sempre nel 22,22% da 8 fino a 10 anni. Da notare che in nessuna azienda è possibile essere nominati in meno di 2 anni.

– Gli anni necessari alla nomina di dirigente non risentono fortemente del sesso dell’interessato (82,54%), anche se nei pochi casi in cui il sesso condiziona la nomina (17,46%) è evidente che il problema si pone per le femmine che impiegano più anni rispetto ai maschi (15,87% contro 1,59%).

– L’età media di nomina a dirigente è di 41 anni. Il 31,75% dei rispondenti dichiara che la nomina avviene a 40 anni, il 17,46% oltre i 45 anni e il 14,29% a 42 anni. L’età più bassa di nomina è 35 anni e solo il 4,76% delle imprese esegue la nomina in questa fascia di età.

– Come per la media di anni che occorrono dal passaggio da quadro a dirigente, anche per l’età media di nomina a dirigente non vi sono forti differenze tra maschi e femmine (nel 92,06% dei casi maschi e femmine conseguono la nomina alla stessa età). Tuttavia il restante 7,94% dei casi in cui si sono riscontrate delle differenze, rappresenta un problema totalmente al femminile (a nessun maschio succede che l’età media sia superiore a quella delle femmine).

– La retribuzione totale annua lorda è in media di euro 114.370 e ancora una volta risulta che sono le femmine a percepire una retribuzione inferiore nel 15,87% dei casi.

2. ASSUNZIONI E NOMINE

– Negli ultimi 12 mesi ben il 50,79% delle aziende non ha assunto alcun dirigente, il 22,23% ne ha assunto solo 1 e il 9,52% ne ha assunti 3. I nuovi assunti sono soprattutto maschi (87%).

– Il quadro peggiora con le nomine a dirigenti negli ultimi 12 mesi di persone che già sono dipendenti dell’azienda: il 54,18% delle aziende non ha fatto alcuna nomina, il 22% ne ha nominato 1 solo e il 7,94% ne ha nominati 2. Nelle nomine c’è una buona notizia per le femmine che costituiscono il 24% del totale (quando invece nelle assunzioni erano il 13%).

– Fondamentale il quesito che pone i rispondenti a confrontarsi direttamente con la tendenza in atto in questi ultimi anni e cioè a tardare sempre più la nomina a dirigente; ben il 61,90% conferma la tendenza al rinvio, il 33,33% afferma che non vi sono differenze rispetto al passato e solo il 4,76% ha, invece, assistito ad una “accelerazione”delle nomine. La ragione principale che determina il rinvio è senz’altro di natura economica: il 76,92% rinvia le nomine per risparmiare sui costi aziendali; mentre i pochissimi che riescono addirittura a nominare in tempi più brevi i dipendenti ritengono che questa scelta sia doverosa perché è giusto premiare un dipendente valido (83,33%).

– Fra i criteri più determinati nel processo di nomina vi sono senz’altro la leadership (24,40%), la capacità di organizzare e pianificare (20,63%), la gestione delle risorse (11,11%) e il problem solving (11,11%).

3. DIMISSIONI E LICENZIAMENTI

– Negli ultimi 12 mesi nessun dirigente ha lasciato l’impresa nel 47,62% dei casi; nel 14,29% delle aziende 1 dirigente ha lasciato l’impresa e sempre nel 14,29% delle aziende 2 dirigenti hanno lasciato l’impresa.

– Le motivazioni che hanno spinto i dirigenti a lasciare l’impresa sono abbastanza diversificate: alcuni sono stati invitati dall’impresa a lasciare il posto di lavoro (26,47%), altri hanno raggiunto l’età pensionabile (17,65%), altri ancora sono stati licenziati per giustificato motivo oggettivo (14,71%).

– Il sesso del dirigente non ha nel modo più assoluto alcuna influenza sulle motivazioni che spingono il dirigente a lasciare l’impresa: il 100% dei rispondenti lo conferma.

“L’indagine fornisce un chiaro segnale di rallentamento nella nomina e assunzione di dipendenti con la qualifica di dirigenti; per il passaggio da quadro a dirigente nella stessa azienda di appartenenza, occorrono in media 7 anni ed il 72% viene insignito della qualifica tra i 40 ed i 45 anni (il 32% di loro a 40 anni) con rilevante ritardo rispetto al passato. I dirigenti, infatti, che oggi hanno tra i 60 ed i 70 anni sono stati nominati tali mediamente intorno ai 37 anni”,  dice Paolo Citterio, presidente Nazionale G.I.D.P./H.R.D.A., a commento dell’indagine. “Le motivazioni del rallentamento sono principalmente legate ai costi d’ingresso, alla revisione triennale del ccnl, alla policy di alcune grandi aziende e sopratutto al difficilissimo momento economico che il nostro Paese sta vivendo. La diminuzione del numero dei dirigenti ed il rallentamento nella nomina mette a repentaglio il buon funzionamento dei Fondi sanitari e Previdenziali che sono stati sino ad oggi di grande ed importante supporto alla salute ed alla previdenza complementare della nostra dirigenza (il 51% delle aziende non ha assunto dirigenti ed il 54% non ne ha nominati negli ultimi 12 mesi!). Oggi più che mai avremmo bisogno di validi Manager (principalmente dotati di leadership, capacità di pianificare e gestire le risorse, problem solving e decision making) che aiutino le imprese in difficoltà, ma la crisi che stiamo affrontando ne frena purtroppo l’utilizzo e l’assunzione. Chi ha terminato l’incarico negli ultimi 12 mesi ha dovuto lasciare l’azienda per interruzione del rapporto legato a motivazioni giuridiche (giusta causa, giustificato motivo soggettivo, giustificato motivo oggettivo) oppure è stato allontanato con incentivo all’esodo con conciliazione. Infine, anche la retribuzione annua lorda vede una discesa rispetto agli anni precedenti: ben il 41,27% dei rispondenti risulta collocarsi nella fascia degli 85.000 – 110.000 Euro”.

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