Mainframe: come sostenere l’efficienza

Elizabeth Maxwell

Mainframe: come sostenere l’efficienza in un mondo che cambia. Tre domande aperte sulle sfide legate al capitale umano. A cura di Elizabeth Maxwell, EMEA Technical Director di Compuware

31078_VIP_blog_image_230x300Il mondo si sveglia ogni mattina ignaro del fatto che il mainframe accompagnerà tutte le sue azioni. Che si vada a ritirare i contanti al bancomat, si faccia shopping online o si investa in Borsa, il mainframe continuerà a svolgere un ruolo cruciale, spesso non correttamente valutato e apprezzato, dal punto di vista dell’esperienza del cliente.
In passato tutto questo è stato reso possibile, in gran parte, dalle competenze del personale selezionato ad hoc che si è preso cura della piattaforma mainframe per decenni. L’unica cosa in grado di fermare il grande lavoro di queste risorse è il loro pensionamento.
Per la prima e unica volta in 40 anni, i responsabili IT dovranno fare i conti con una dura realtà: la piattaforma a cui si sono affidati per garantire affidabilità, scalabilità e sicurezza subirà nei prossimi anni un turnover in termini di risorse dedicate del 70%. L’unico aspetto del quale fino a oggi hanno potuto non preoccuparsi rischia di divenire presto “incontrollato” e richiedere un’attenzione completa e specifica. Si tratta di una situazione complessa, che non può essere affrontata affidandosi a vane “speranze”.

Aspettare e sperare non è la strategia

I dati raccolti in tutto il mondo mostrano che il tasso di abbandono dei dipendenti mainframe sta accelerando in modo esponenziale. I millennials e i nuovi sviluppatori, non avvezzi alla piattaforma, portano come bagaglio personale, come è facile capire, l’inesperienza dal punto di vista tecnologico e la mancanza di conoscenza delle applicazioni business critical che costituiscono il cardine mainframe dell’IT.
Se il turnover è di circa il 70% delle risorse umane, sarà possibile gestire la transazione rispetto a una percentuale così elevata e minimizzare, nel contempo, l’impatto dal punto di vista del business?

Il cambiamento dal punto di vista dell’outsourcer

Se internamente lo stravolgimento può essere previsto e in gran parte pianificato, com’è possibile valutarlo rispetto a un outsourcer? È possibile conoscere quante e quali competenze si stano effettivamente perdendo e quando?
In molti casi il personale messo a disposizione dall’outsourcer è totalmente sconosciuto all’azienda che non ha visibilità sui gradi di competenza dello staff, ma ha a che fare solo con una copertura generica definita da un contratto standard. Potrebbe essere uno shock scoprire che molti clienti dell’azienda stanno già sperimentando anno su anno una variazione del 75% nel personale che si cela dietro alle loro attività presso l’outsourcer.
Riuscite a immaginare quale sia l’impatto di tutto questo sulla qualità delle applicazioni e sui tassi di rilascio, per non parlare della loro affidabilità?

L’efficienza può essere mantenuta o migliorata?

Che standard di efficienza è possibile aspettarsi davanti a un cambiamento di questo tipo? Anche se in questo momento l’azienda può contare su personale competente e appositamente selezionato, con anni di esperienza, esiste un modo per garantire che vengano sempre attuate delle azioni appropriate? Che il personale stia sfruttando appieno gli strumenti che l’azienda ha messo a disposizione e che le best practice siano condivise e utilizzate? Nel caso si rilevino già delle discrepanze, è possibile identificarle e affidarsi rapidamente a una formazione in grado di contribuire a colmare questa lacuna?
Si tratta di domande di difficile risposta, ma in grado di rivelare quali siano oggi le vere sfide dal punto di vista del capitale umano. Se l’obiettivo è il successo di business, non ci si può permettere di ignorarle.

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