L’Italia è prima nei finanziamenti Feis per le Pmi

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L’Italia è prima per partecipazione al Piano Juncker, con 56 operazioni finanziate dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e 2,5 miliardi di finanziamenti concessi, per un valore degli investimenti di 21 miliardi. La sfida ora è riuscire a sfruttare i fondi europei alla luce della proposta della Commissione di potenziare il FEIS, mobilitando investimenti per 500 miliardi entro il 2020.

Strumento principale del Piano Juncker, il Fondo europeo per gli investimenti strategici, Feis permette al gruppo BEI di concedere prestiti per 61 miliardi, a partire da una garanzia di 21 miliardi di euro, e di mobilitare investimenti per un valore stimato di 315 miliardi. Il Piano prevede che gli investimenti siano finanziati per i quattro quinti da capitali privati. Previsione confermata dai risultati del Fondo a poco più di un anno dal lancio: al 12 ottobre 2016, le operazioni approvate sono 361, con finanziamenti attivati per 24,8 miliardi e investimenti per 138,3 miliardi. La maggior parte dei finanziamenti, per un valore di 17,4 miliardi di euro, sono stati concessi dalla BEI, mentre 7,5 miliardi sono stati erogati tramite i prodotti del Fondo europeo per gli investimenti (FEI), che concede garanzie Ue, attraverso i programmi COSME e InnovFin, alle banche responsabili di fornire i prestiti alle imprese.

La quota maggiore di finanziamenti è andata alle piccole e medie imprese (28%) e al sostegno agli investimenti in ricerca e sviluppo (22%). Seguono i progetti nei comparti energia (21%), digitale (12%), trasporti (8%), ambiente ed efficienza nell’uso delle risorse (5%) e infrastrutture sociali (4%).
Il Fondo europeo per gli investimenti strategici è solo uno dei pilastri del Piano Juncker, che punta a migliorare la qualità della progettazione, offrire una vetrina alle iniziative più interessanti e a rendere l’Europa un ambiente più favorevole agli investimenti. Il Portale dei progetti di investimenti europei (PPIE permette di caricare e consultare interventi che hanno bisogno di finanziamenti, per lo più nei settori infrastrutture e innovazione. Uno strumento gratuito per le autorità pubbliche, cui si aggiunge un Advisory Hub attraverso il quale BEI e Commissione forniscono supporto tecnico e finanziario ai promotori dei progetti.

BISOGNA CREARE PIATTAFORME DI INVESTIMENTO

Per sfruttare al meglio le opportunità offerte dal Piano Juncker, è possibile creare piattaforme di investimento aggregando un insieme di progetti per attrarre risorse dal settore privato in aggiunta ai finanziamenti FEIS e dei fondi strutturali europei, ridurre i costi e ripartire più efficacemente il rischio fra le varie classi di investitori. In Italia a questo compito contribuisce CDP la Cassa Depositi e Prestiti, diventata nel 2015 istituto nazionale di promozione proprio con l’obiettivo di catalizzare risorse pubbliche e private a supporto dell’economia, ha spiegato Martina Colombo di CDP. Dei 21 miliardi di investimenti che saranno attivati in Italia, ha precisato Colombo, 9 miliardi sono possibili con il contributo di CDP, di cui 7,6 miliardi per le piccole e medie imprese e 1,3 miliardi per progetti infrastrutturali. In collaborazione con la Banca europea degli investimenti Cassa Depositi e Prestiti cerca di rispondere alle esigenze di finanziamento lungo tutto il ciclo di vita delle imprese, ha poi spiegato Andrea Nuzzi di CDP. E’ quanto avviene con la piattaforma ENSI, che vede convergere risorse CDP, BEI e FEI in operazioni di cartolarizzazioni originate dalle banche, e con la SME Initiative, che interviene con garanzie di tipo verticale o sulle prime e seconde perdite di portafogli generati dagli intermediari finanziari. In più, attraverso l’operazione 2i per l’impresa, CDP utilizza congiuntamente le garanzie COSME e InnovFin del FEI per favorire l’accesso alle risorse del Piano Juncker da parte delle imprese italiane innovative e con vocazione all’internazionalizzazione. Oltre alla strutturazione di piattaforme di investimento, Cassa Depositi e Prestiti ha sviluppato una struttura di credit enhancement mediante la costituzione di un Fondo di garanzia presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Uno strumento che permette a CDP di replicare a livello nazionale il modello del FEIS, attivando garanzie simili a quelle BEI.

CI SONO ANCHE GLI STRUMENTI FINANZIARI

Per potenziare l’impatto dei fondi europei si può ricorrere agli strumenti finanziari. Il ciclo 2007-2013 è stato caratterizzato da una performance a luci e ombre per l’Italia, il Paese che ha fatto il maggiore uso di strumenti finanziari, ma anche uno degli Stati membri con maggiore ritardo nella spesa delle risorse impegnate (al momento al 53%). Alla luce delle lezioni della scorsa programmazione, per non andare incontro a ritardi di spesa occorre innanzitutto basarsi sui risultati delle valutazioni ex ante ed evitare di costruire fondi sovradimensionati rispetto alle esigenze del mercato o di polverizzare le risorse su piccoli interventi. L’avvio immediato degli accordi con i soggetti gestori e l’utilizzo degli strumenti standardizzati (off the shelf) possono inoltre accelerare i tempi di operatività dei fondi e quindi anche aumentare l’effetto rotazione puntando a  massimizzare l’effetto leva per attrarre capitali privati, prevedere commissioni di gestione commisurate alle effettive erogazioni a livello dei destinatari ultimi e puntare al finanziamento di progetti più rischiosi, anche mediante sinergie tra FEIS e fondi strutturali.

Anche la programmazione 2007-2013 fornisce esempi di buone pratiche nel campo degli strumenti finanziari. E’ il caso dei fondi Jessica gestiti dalla BEI in Sardegna, Sicilia e Campania, con un budget complessivo di circa 328 milioni di euro. L’effetto rotativo di questi fondi ha permesso di riutilizzare i ritorni degli investimenti per nuove operazioni e il cofinanziamento privato ha aiutato a incrementare l’effetto leva. I fondi Jeremie gestiti nel periodo 2007-2013 in Calabria, Campania e Sicilia hanno raggiunto un assorbimento del 100% al 31 dicembre 2015, attivato partnership pubblico-privato e permesso il trasferimento di know how ai destinatari finali sulle modalità di accesso agli strumenti agevolati europei. Per il ciclo 2014-2020 il FEI punta a strumenti multiregionali, che combinino diversi fondi e sviluppino sinergie con istituzioni partner. Un esempio è l’Iniziativa Pmi che vede l’Italia primo Stato Membro ad attuare lo strumento di cartolarizzazione per generare nuova finanza nel Mezzogiorno, ma allo studio c’è anche una piattaforma multiregionale per l’agricoltura, con risorse dei Programmi di sviluppo rurale (PSR).

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