L’export italiano? Sta bene e cerca nuove frontiere

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L’export italiano a dicembre dello scorso anno ha fatto registrare una differenza tra il valore dalle esportazioni dell’Italia nei Paesi extra Ue e quello delle importazioni pari a 5,9 miliardi di euro.

Si tratta del livello più alto da gennaio 1993, secondo l’Istat. Nell’anno appena archiviato le vendite nei Paesi extraeuropei, rispetto al 2014, sono cresciute del 3,6% mentre l’import è risultato sostanzialmente stabile (-0,1%).
Al netto dell’energia, l’incremento delle importazioni è stato del 10,2%, oltre il doppio rispetto a quello delle esportazioni (+4,5%). In particolare, la crescita dell’import è molto sostenuta per i beni di consumo durevoli (+16,4%) e i beni strumentali (+15,3%). Sempre su base annua, nel 2015 il surplus è stato di 33,7 miliardi, a fronte di 27 miliardi nel 2014. Al netto dell’energia si arriva a 64,4 miliardi.
L’andamento delle esportazioni è stato diverso a seconda dei mercati. Gli Stati Uniti, con +20,9%, hanno contribuito per 3,5 punti percentuali alla variazione annua. Bene anche il Medio Oriente (+8,4%), le “economie dinamiche asiatiche” diverse da Cina e Giappone (+3,6%) e l’India (+10,3%). L’export verso la Russia invece è crollato del 25,2.

I MAGNIFICI OTTO DI ATRADIUS

AtradiusIl quadro tracciato lo scorso mese dall’Istat combacia con uno più recente, disegnato da Atradius, società che fornisce assicurazione del credito commerciale, cauzioni e servizi di recupero crediti a livello mondiale.
Secondo la compagnia, parte del Grupo Catalana Occidente (GCO.MC), sono 8 i Paesi che, a livello mondiale, offriranno nel 2016 le più promettenti opportunità di business per i nostri esportatori.
India e Vietnam, Bangladesh e Filippine, Tanzania e Kenya, Perù e Colombia: questi i mercati “top” che secondo Atradius andranno incontro a una forte crescita.
Condizioni politiche stabili, bassi costi delle materie prime e classe media emergente sono gli atout che questi Paesi hanno evidenziato negli ultimi 3 anni, sostiene Atradius.

IRAN, NUOVO PLAYER PER LE PMI

E l’Iran? La fine della politica delle sanzioni e il rientro in gioco del Paese che peso potrebbero avere per l’export nostrano? Soprattutto considerando che, prima della “gelata”, la posizione italiana era di leadership nel mercato iraniano.
Due anni fa il valore dell’export verso l’Iran era stato di poco più di 1,2 miliardi di euro. Prima dell’embargo, di 7 miliardi di euro. Tornare a quei volumi sembra irrealistico, più facile che il recupero di export nei prossimi due anni sia attorno ai 3 miliardi.
“In ambito Ue”, spiega Licia Mattioli, presidente del comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, in un’intervista all’AGI, “l’Italia è tra i Paesi con maggiori interessi economici in Iran. È un mercato di estrema importanza per molte nostre imprese, soprattutto piccole e medie. Le sanzioni sono costate all’Italia oltre 15 miliardi di export a partire dal 2006, di cui oltre il 60% negli ultimi 4 anni. Il settore più colpito è stato quello della meccanica strumentale, che rappresenta oltre la meta’ dell’export italiano in Iran e che ha subito oltre il 70% delle perdite complessive (oltre 11 miliardi di euro dall’inizio delle sanzioni)”.
E anche se “ci vorrà tempo per tornare ai livelli di export precedenti alle sanzioni, stime attendibili indicano la possibilità di recuperare circa 3 miliardi di euro nei prossimi due anni”.

 @carlo_far

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