L’appello dei giovani imprenditori per il rilancio del Sud

angelo_Bruscino

“Il Sud è la nostra Grecia”, “Il Mezzogiorno rischia il sottosviluppo permanente”, “Il crollo del sud”. Sono solo alcuni dei titoli di giornali che hanno sintetizzato l’ultimo rapporto Svimez, con i quali si certifica, in sostanza, il tracollo dell’economia meridionale.

E, siccome il dibattito si è riacceso, anche le associazioni di categoria sono scese in campo per riportare sui tavoli della politica un tema secolare su cui ancora non si è trovata una soluzione.

Tra questi anche i Giovani di Confapi che, per mano del loro presidente Angelo Bruscino, hanno scritto una lettera aperta al presidente del consiglio Matteo Renzi.

Questi i principali passaggi:

 

“Converrebbe ricordare che le regioni sotto il Garigliano rappresentano il primo e più importante mercato di prossimità, a cui l’intera industria italiana dovrebbe puntare per risvegliare i consumi interni”.

“Alcuni parlano di ladrocinio perpetrato, io penso invece che sia stato un deliberato abbandono, soprattutto nel passato, quando si poteva ancora scegliere se restare e tentare di cambiare o semplicemente fuggire portando via il meglio che si poteva … Per questo non posso che essere d’accordo con chi nell’industria, nella società civile e nella politica chiede a gran voce, non assistenza, ma pari dignità, chiede ai nostri giovani di restare, alle imprese di stato, in primis e, ai privati dopo di investire”.

“Anche se sarebbe ipocrita non ricordare o tacere un fatto, non si può chiedere a noi di credere nel futuro se alcune cose non cambiano subito nel presente. Io per primo che ho deciso di restare e continuare a investire nel Sud Italia, ho atteso 3 anni che la burocrazia si esprimesse sull’apertura di un piccolo stabilimento che si occupa della rigenerazione delle plastiche. Vi è poi l’attesa infinita di chi da anni attende un pagamento dalla pubblica amministrazione, rischiando di fallire per credito, di chi aspetta il rifacimento di una strada, l’allaccio del metano o dell’elettricità nelle aree industriali, la connessione a internet via fibra. Una miriade di piccole e grandi disfunzioni e ritardi che rendono sempre meno attraente e più difficile pensare di realizzare qui la propria impresa e in definitiva il proprio domani”.

“Abbiamo tutti, Lei in primis me lo conceda, il dovere di realizzare la “Svolta Buona”, fosse solo per evitare altre lacrime e per l’orgoglio che dobbiamo al nostro retaggio storico. Quindi, mai come in questo momento, è fondamentale rimboccarsi le maniche, prima per testimoniare chi siamo e poi per rivendicare giustamente uno stato equo ed attento anche a queste latitudini.
Non siamo figli di un dio minore, anzi, se proprio dobbiamo riconoscerci in un archetipo, ricordiamo che il brand Italia si è diffuso nel mondo partendo con i nostri migranti che portavano con se le nostre canzoni, il nostro cibo, il nostro stile e quella splendida nostalgia che, lontani da queste splendide terre, non ti abbandona mai, perché noi che ci viviamo lo sentiamo dentro questo paradiso che per incuria a volte trasformiamo in inferno”.

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