La JEME Bocconi incoronata miglior Junior Enterprise d’Europa

Bamboccioni, choosy, incapaci di lottare e inserirsi nel mercato del lavoro. Sono molti gli aggettivi con cui sono stati etichettati i giovani italiani. Due settimane fa, però, a Bruxelles se ne è aggiunto un altro: vincenti.
Gli studenti dell’associazione JEME Bocconi, infatti, hanno vinto l’edizione 2015 del premio JADE Excellence Award, dedicato all’impresa di consulenza studentesca più imprenditoriale d’Europa. Il gruppo milanese, attivo dal 1988, ha preceduto altre 300 imprese studentesche provenienti da 12 paesi, in rappresentanza di oltre 20.000 studenti europei e che generano un fatturato totale di più di 16 milioni di euro.

I motivi per cui JADE (confederazione europea delle Junior Enterprise) ha assegnato il prestigioso premio alla JEME lo abbiamo chiesto a loro, agli studenti della prima junior enterprise italiana.
“Sono stati tre i progetti chiave del nostro 2014”, ricorda Anna Robbi, segretario generale dell’associazione di consulenza no profit. “L’evento dello scorso 5 maggio, in cui abbiamo incontrato non solo alcuni dei 370 alunni che fanno parte del nostro network, ma anche startupper, venture capital e aziende consolidate. Poi il libro “Un’impresa da universitari” sui primi 26 anni di JEME; infine, la ciliegina sulla torta, l’apertura a Shanghai della prima nostra associata, che ha un team di lavoro di sette persone, di cui 4 cinesi: ha già portato a termine la prima consulenza per un’azienda italiana”.

Consulenza che è il vostro core business. Come lo state articolando?
“In questi ultimi anni abbiamo dato grande attenzione alle startup”, confida il presidente Simone Ravalli (nella foto sottostante). “E’ un mondo che ci affascina, fatto di dinamismo, idee innovative, talvolta anche cambi radicali di business plan nel giro di 24 ore. Il problema è che le nuove imprese, spesso, non hanno i mezzi economici per sostenere i costi della consulenza. Per quanto siamo una realtà no profit (gli introiti dei progetti vengono destinati alla formazione e alle iniziative del gruppo), il nostro bilancio è inferiore rispetto alle junior enterprise europee”.

ravelli (450x403)Come se ne esce?
“Aumentado i progetti che realizziamo ogni anno: l’obiettivo è portarli da 12 a una ventina. Inoltre, senza dimenticare l’universo delle startup, concentrandoci maggiormente sulle pmi e sulle grandi aziende”, spiega Ravalli.

Che in Italia hanno una età media alta. Questo non gioca a vostro favore, non crede?
“Ci sono pro e contro”, ammette Ravalli. “E’ vero che qualcuno cerca professionisti affermati e con decenni di esperienza; ma abbiamo conosciuto anche imprenditori che si rivolgono a noi perché ritengono che dei ventenni possano dare risposte diverse, guardando il progetto da un’altra prospettiva”.

Quali sono i progetti che richiedono un approccio diverso?
“Molti sono analisi di mercato e revisioni dei business plan per accedere ai finanziamenti europei”, afferma Anna Robbi. “Tuttavia dallo scorso anno seguiamo un’azienda svizzera che produce giochi da tavolo: il suo scopo è quello di dare un taglio ecologico al proprio business, con la creazione anche di un bilancio sociale. E’ un progetto lungo, che dura da nove mesi, ed è per noi inedito, quasi da commerciali puri visto che abbiamo contattato i venditori e la rete di distribuzione”.

Sarà questo il futuro di JEME? Una diversificazione dei servizi?
“E’ difficile delineare un percorso a medio lungo termine”, ammette Ravalli. “Abbiamo un turnover spaventoso, reso estremo dalla riforma del 3+2 e dall’esperienza obbligatoria all’estero. Anche per questo motivo il direttivo dell’associazione viene rinnovato ogni 12 mesi. Anche questa però è la nostra forza: dobbiamo costantemente rinnovarci, restare permeabili alle nuove idee che le new entry portano ogni anno”.

Se dovesse indicare una tendenza, il presidente Ravalli cosa direbbe?
“L’apertura della divisione a Shanghai spiega l’importanza dell’internazionalizzazione. E sarà questo il nostro compito: fare leva su quel network di 370 studenti che hanno fatto parte di JEME e che oggi lavorano in ogni parte del mondo. Anche grazie al loro aiuto, siamo in grado di aprire i mercati stranieri alle nostre imprese, anche a quelle più piccole”.

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