Intesa Sanpaolo commenta i dati sul Pil e il deficit italiano

Paolo Mameli, senior economist della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo
commenta i dati sul Pil e il deficit italiano del 2016.

• Nel 2016 il PIL è cresciuto di 1,6% ai prezzi di mercato e di 0,9% in volume. Quest’ultimo dato è
coerente con quello comunicato dall’Istat in occasione della diffusione della stima preliminare sul 4°
trimestre dell’anno. Lo 0,9% è la crescita in termini grezzi, che appare coerente con un 1% dopo la
correzione per i giorni lavorativi (che nel 2016 sono stati due in meno che nel 2015).
• Si tratta di una accelerazione solo modesta (di appena un decimo) rispetto al 2015 (da 1,5% a
1,6% il PIL nominale, da 0,8% a 0,9% il PIL reale). Tuttavia, il miglioramento rispetto all’anno
precedente diventa più tangibile (di circa tre decimi) considerando i dati corretti per i giorni lavorativi
(il PIL reale dovrebbe attestarsi a 1% da 0,7% del 2015).
• La crescita del PIL è risultata leggermente più alta di quella inclusa nei documenti di finanza
pubblica in termini reali (0,9% contro 0,8%) ma leggermente più bassa in termini nominali
(1,6% vs 1,8%), per via di una crescita inferiore al previsto del deflatore. Peraltro il livello del PIL ai
prezzi di mercato (per via di una revisione al rialzo dei dati dal 2014) è risultato circa in linea con
quello dello scenario programmatico del governo (1672,4 vs 1672,2 mld).
• Come atteso, la crescita (reale) è venuta interamente dalla domanda interna, aumentata di ben
1,4% (un decimo in più rispetto alle nostre stime). Ma il dettaglio è sorprendente in quanto mostra un
rallentamento dei consumi delle famiglie (da 1,5% a 1,3%, sia ai prezzi di mercato che in volume) e
viceversa una decisa accelerazione degli investimenti (più marcata di quella che ci si poteva
attendere sulla base dei dati già comunicati dall’Istat sui primi tre trimestri dell’anno: a 2,9% da 1,6%
del 2015). In particolare, se non stupisce l’accelerazione della spesa in mezzi di trasporto (a 27,3% da
20,3%) e il rimbalzo delle costruzioni (+1,1% da -0,4%), più sorprendente risulta la crescita di 3,9%
degli investimenti in macchinari e attrezzature (in accelerazione da 2,5% del 2015, mentre sulla base
dei dati trimestrali già comunicati ci si poteva attendere un rallentamento).
• Ampiamente atteso anche il fatto che la domanda estera abbia viceversa frenato la crescita, di
un decimo (in linea con le nostre aspettative). Ciò in quanto l’import è cresciuto più dell’export (2,9%
contro 2,5%), pur in un contesto di rallentamento per entrambi i flussi rispetto all’anno precedente.
• Infine, anche più negativo di quanto ci attendevamo è il freno dalle scorte, che hanno sottratto ben
quattro decimi alla crescita del PIL nell’anno (in altri termini, senza l’apporto dai magazzini l’attività
economica nell’anno sarebbe cresciuta di 1,3% anziché 0,9%).
• Per quanto riguarda la finanza pubblica, i dati sono stati circa in linea con le attese (e con gli obiettivi
governativi):
• Il rapporto deficit/PIL è stato pari al 2,4%, in linea con lo scenario programmatico del
governo e in miglioramento rispetto al 2,7% del 2015. Si tratta anzi del miglior dato dal 2007.
• Il miglioramento rispetto all’anno precedente viene all’incirca in egual misura dai risparmi
sulla spesa per interessi (calata di 1,7 miliardi, dal 4,1% al 4% del PIL) e da un maggior
avanzo primario (in crescita di 1,9 mld, da 1,4% a 1,5% del PIL). In effetti, le entrate sono
diminuite di sei decimi (da 47,8% a 47,2%) a fronte di un calo delle uscite al netto degli interessi
di circa otto decimi (da 46,3% a 45,6%). La pressione fiscale è scesa al 42,9% del PIL rispetto
al 43,3% dei due anni precedenti (e al 43,6% del biennio 2012-13).
• Il rapporto debito/PIL è salito al 132,6%, dal 132% del 2015. Tuttavia, il dato è inferiore
rispetto all’obiettivo governativo (132,8%).
• In prospettiva, per il 2017 ci aspettiamo una crescita del PIL circa in linea con il 2016 (0,9% in
termini grezzi e 1% corretto per i giorni lavorativi). Deficit e debito potrebbero risultare a nostro
avviso in lieve salita (al 2,5% e al 132,9% del PIL, rispettivamente)

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