Il piano UE per far correre l’export del Made in Italy

Incrementare le relazioni commerciali tra le imprese italiane e quelle internazionali. E’ questo l’obiettivo che la Commissione Europea si è data per Expo. E per raggiungere lo scopo sono in programma sette incontri che cercheranno di rafforzare il sistema delle PMI europee e favorirne lo sviluppo globale con incontri Business to Business gratuiti in seno all’esposizione universale.
L’iniziativa è stata illustrata lunedì 27 aprile al Palazzo delle Stelline in corso Magenta a Milano, sede in cui la Commissione Europea e i referenti della Promos (ente della Camera di Commercio) hanno illustrato il calendario degli incontri.
Il primo evento è previsto per il 6 e 7 maggio 2015 e sarà dedicato ai paesi Euro-Mediterranei. Seguiranno le giornate UE – Cina il 9 e 10 giugno, CELAC il 12 giugno, Giappone il 10 e 11 luglio, Asean 29-30 settembre, Stati Uniti e Canada il 5-6 ottobre, Africa Sub Sahariana il 15 e 16 ottobre. Le imprese invitate sono quelle attive in alcuni settori industriali legati al tema dell’Expo, tra cui l’agro-industria (produzione di alimentari, trasformazione, conservazione, packaging, logistica, tecnologie, controllo qualità), energie rinnovabili, biotecnologie, gestione delle risorse ambientali.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito https://www.b2match.eu/expo2015-agrofood/registration.

I NUMERI DELLA LOMBARDIA – L’occasione è stata utile anche per fare il punto sull’internazionalizzazione delle imprese lombarde.
Sono circa 127mila le procedure di export aperte dalle imprese verso Paesi al di fuori dell’Unione Europea: 46mila a Milano, 14mila a Brescia, 12mila a Bergamo, 10mila a Monza e Varese, 8mila a Como, 4mila a Lecco e Mantova, 3mila a Pavia, 2mila a Cremona, mille a Lodi e Sondrio.
L’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Infocamere, Agenzia delle Dogane del 2014, certifica anche che, a livello provinciale, i territori a maggior intensità di export sono state Como (18% di tutte le imprese si sono attivate), Lecco, Monza, Varese e Milano (16%). Più alta la propensione a esportare rispetto alla media lombarda del 14%, circa 100 mila imprese sulle 800mila lombarde, una su otto. A Milano i primi trenta mercati rappresentano i due terzi del totale.
E i principali mercati a cui guardano gli imprenditori lombardi sono Svizzera, USA, Turchia, Cina, Russia, Giappone, Emirati. Bergamo e Brescia, oltre a questi sbocchi, si dimostrano attive anche in India, Israele e Australia. Anche le altre province, però, hanno nicchie ad hoc: per esempio, Pavia ha buoni rapporti commerciali con la Tunisia, Varese con Hong Kong.

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