Ict Italia al 52° posto nel mondo

Ict, Italia al 52esimo posto al mondo.

Da Lignano l’appello: «Investire per dare vita al rilancio»

Al secondo incontro della rassegna “Economia sotto l’ombrellone” l’analisi del settore Information e Communication Technology. «Molte possibilità di sviluppo, ma servono connettività e formazione»

 

«Il settore del Information e Communication Technology (Ict) ha enormi potenzialità di crescita che possono andare a vantaggio dei cittadini e delle aziende, ma l’Italia è rimasta indietro e deve assolutamente recuperare il terreno perduto visto che oggi è al 52esimo posto al mondo per penetrazione dell’ITC, dietro al Montenegro o all’Oman». È quanto emerso dal secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone” che si è svolto sabato 10 agosto a Lignano Pineta (Ud). Fabiano Benedetti di beanTech – azienda attiva nell’integrazione di soluzioni informatiche e nella business analitics; Marco Crasnich di Overlog che realizza software avanzati per la gestione della logistica e dei magazzini e Manuel Pascolat di Inasset uno dei principali datacenter italiani e fornitore di servizi di connettività a banda larga hanno affrontato un tema delicato, ma che dà importanti possibilità di sviluppo.

La situazione italiana è particolarmente arretrata rispetto alla media europea: solo il 52% delle famiglie italiane è connessa a internet, contro il 70% della media europea e il 90% dei Paesi più avanzati del Nord Europa. Ancora peggiore, se possibile, la situazione delle aziende per le quali il previsto aumento di circa 500 milioni di euro degli investimenti in Ict, riguarda al 95% le grandi aziende, mentre le pmi (che sono circa il 98% delle imprese italiane) raggiungeranno solo 5% degli investimenti complessivi. Infine, il “cloud”, che è una delle nuove frontiere dell’Ict, rappresenta solo il 3% degli investimenti delle aziende italiane in tecnologie informatiche. Semplicemente drammatica sembra poi la situazione delle pubbliche amministrazioni per le quali solo recentemente si è cominciato a prevedere un aggiornamento costante delle tecnologie Ict. Fa quasi sorridere che solo il recentissimo “decreto del fare” abbia previsto l’eliminazione di una tecnologia “antidiluviana” come il fax dalle amministrazioni pubbliche.

«Prima di tutto si tratta di un problema culturale che va affrontato a cominciare dalle scuole», ha detto Benedetti. «Sebbene nessuno voglia negare l’utilità dei libri sui quali tutti noi abbiamo studiato, bisogna cominciare a pensare di introdurre in modo sistematico, come avviene in altri Paesi, l’utilizzo scolastico di computer e tablet». Per Crasnich esiste anche una questione dei sistemi organizzativi che in Italia sono arretrati: non si lavora poco, ma spesso si lavora male. Per il titolare di Overlog c’è anche un problema di spesa poiché «se è vero che viviamo un periodo di risorse limitate è anche vero che gli investimenti in Ict fatti da un Paese si ripagano a breve termine con una significativa crescita del Pil». Basti pensare che i responsabili dell’Agenda digitale italiana hanno calcolato che un adeguamento del Belpaese agli standard più avanzati comporterebbe un aumento di almeno 1,5 punti di Pil. «Inoltre – ha chiarito Crasnich – una semplice gestione correttamente informatizzata dei magazzini del settore pubblico potrebbe comportare notevolissimi risparmi: si consideri solo il fatto che il 37% dei medicinali acquistati dalla sanità italiana finisce per rimanere inutilizzato». Ha aggiunto Pascolat: «Ci sono studi che dimostrano che il portare la banda larga nei vari territori crea un aumento di posti di lavoro doppio rispetto alla perdita di posti di lavoro generata dalla crescita dei sistemi informatici che utilizzano la stessa banda larga. L’agenda digitale italiana prevede che entro il 2020 potranno “viaggiare” a 30 megabit, ma vista la situazione attuale nella quale c’è ancora mezzo Paese che non ha neanche l’Adsl, quella previsione sembra più un sogno che un’ipotesi realistica».

La situazione sembra un po’ migliore in Friuli Venezia Giulia dove entro due anni la Regione dovrebbe completare l’arrivo della fibra ottica in ogni palazzo municipale dei diversi comuni regionali e «finalmente – ha chiarito Pascolat – dopo l’estate la Regione dovrebbe mettere la propria struttura in fibra ottica a disposizione degli operatori attraverso il noleggio e questo dovrebbe consentire a noi operatori di poter fornire via via servizi a banda larga a tutti i cittadini della regione che li richiederanno».

Al di là dei ritardi, anche in Italia il settore Ict nei prossimi anni dovrebbe garantire un considerevole aumento dell’occupazione; il problema, però, è la difficoltà di trovare persone adeguatamente preparate per lavorare nel settore e la distanza che rimane tra scuola e azienda. Meno positiva la situazione per quei giovani che vogliano invece provare ad aprire in proprio le aziende: «La burocrazia esasperata, la mancanza di finanziamenti a favore delle start up, la quasi inesistenza di venture capitalist, la necessità di fornire sempre le garanzie che un giovane difficilmente può avere, una cultura tendenzialmente gerontocratica – hanno detto i tre relatori – rende molto difficile fare impresa in Italia e purtroppo non c’è da stupirsi se tanti giovani prendono la strada dell’estero».

Nonostante le perplessità generate dal sistema Italia, tuttavia il settore Ict offre non poche speranze per il futuro: «Le continue innovazioni – hanno spiegato Benedetti, Crasnich e Pascolat – offrono prospettive molto interessanti sia per le aziende, sia per i cittadini. Il tutto, purché, sia garantita una connettività elevata che copra tutto il territorio».

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