Dall’Ance la guida all’internazionalizzazione delle pmi

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Riuscire a far sfondare le pmi all’estero è da qualche anno uno degli obiettivi prioritari del Comitato Pmi Internazionale dell’Ance: proprio per questo venerdì 2 ottobre l’associazione edile presieduta da Gerardo Biancofiore ha lanciato la guida “L’internazionalizzazione delle Pmi di costruzioni italiane”.

Un opuscolo in cui sono tratteggiati gli strumenti finanziari e assicurativi a sostegno dei progetti di internazionalizzazione, con una dettagliata indicazione di tutte le forme di finanziamento e copertura del rischio attivabili. Di notevole interesse è la descrizione della disciplina comunitaria e nazionale in materia di appalti pubblici. Una regolamentazione che, con le direttive sugli appalti susseguitesi negli anni, consente alle imprese di poter concorrere a parità di trattamento, o quasi, con i competitor dello stato membro che ha bandito la gara. La guida dell’Ance indica anche quali siano le informazioni legislative più rilevanti da approfondire per chi intenda partecipare ad appalti extra-Ue. Malgrado la minore armonizzazione e trasparenza delle norme, anche fuori dei confini comunitari è possibile, in epoca di globalizzazione, cogliere opportunità rilevanti, purché si pianifichi la partecipazione, cominciando dalla puntuale conoscenza di mercati e normative, a cominciare dalle guidelines di “donors” internazionali come la Banca Mondiale.

“Di fronte a una crisi senza precedenti del mercato nazionale delle costruzioni, il mercato estero ha assunto un ruolo centrale per le imprese italiane”, ha dichiarato Biancofiore. “Nel 2014 si è assistito all’ottavo anno consecutivo di crescita delle nostre imprese all’estero, sia in termini di fatturato che di commesse acquisite. L’industria italiana delle costruzioni è una delle più importanti, avanzate e apprezzate al mondo. Oggi le imprese italiane hanno sviluppato una presenza capillare sui mercati internazionali: operano in circa 90 Paesi nei 5 continenti, con un fatturato estero in costante crescita, giunto a oltre 100 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di incrementare la presenza delle nostre imprese, soprattutto piccole e medie, sui mercati emergenti, attraverso “lavoro di squadra”, formazione e attivazione di politiche a favore del settore”.

“E’ chiaro che per internazionalizzarsi ci vuole una certa dimensione d’impresa”, ha ammesso Biancofiore: “bisogna avere una visione e si deve saper guardare oltre, se non si vuole rimanere tagliati fuori. La decisione di andare all’estero è un motivo in più per spingere le imprese, piccole e medie, ad aggregarsi, per poter essere più competitive sui mercati internazionali e capaci di proporsi come interlocutori concorrenziali, anche su livelli di mercato fino ad ora di difficile accesso. Le sfide dei mercati internazionali si vincono facendo sistema”.

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