Gazzetta dello Sport non ci sta alle dismissioni di Fca in Rcs Mediagroup

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La Gazzetta dello Sport per voce del suo Cdr non ci sta a essere considerati carta da macero dopo l’accordo tra il Gruppo l’Espresso e ItEdi che esce dal gruppo Rcs Mediagroup. In borsa oggi il titolo ha perso il 4,59%.

“Guardiamo avanti”, recita il documento emesso dal Cdr, “il Comitato di redazione della Gazzetta dello Sport invita gli azionisti di Rcs a restituire orgoglio a un gruppo che non merita schiaffi simili. Auspica che l’ingegnere Cioli porti avanti con convinzione un piano di ristrutturazione serio e credibile, mettendo al centro del progetto chi ancora porta utili all’azienda. Il sistema Gazzetta anche in queste stagioni di crisi ha chiuso i suoi bilanci sempre in positivo a differenza di divisioni infarcite da dirigenti che sono zavorra pagata a caro prezzo. Per questa ragione vigileremo con tutte le armi a nostra disposizione perché la Gazzetta e la sua storia non siano svenduti per fare cassa, tra l’altro sono già iniziate le grandi manovre che porteranno presto a una divisione tra Gazzetta e Corriere. Autonomia, credibilità e autorevolezza sono tre principi cardine di questa redazione e direzione. E non sono per
noi oggetto di trattativa”.

Il Cdr non manca di ironizzare: “Noi ricordiamo altri ‘salvataggi’, scrive, “come la polpetta avvelenata dell’acquisto della Fabbri gravata di debiti e ceduta dal gruppo torinese a Rcs per 300 miliardi; oppure, per restare agli ultimi anni, la spericolata e insensata operazione Recoletos voluta da un a.d. (Antonello Perricone) diretta emanazione della Fiat, con l’acquisizione spagnola strapagata che ha provocato un buco di 500 milioni di euro, guarda caso quello da restituire ora alle banche”.

“E ancora “, prosegue la nota, “con l’arrivo di Pietro Scott Jovane, altro a.d. fatto calare da Torino, l’azionista di maggioranza Fca ha dato il via libera alla cessione di Flammarion (case editrice francese), alla chiusura di numerose testate periodiche, alla svendita della sede storica di via Solferino, al sacrificio della Libri (che aveva salvato la Fabbri), ai continui tagli del personale. Tutto questo per non mettere mano al portafoglio, dopo aver intascato anni e anni di dividendi milionari, per chiudere il buco creato da Recoletos”.

“In compenso “, scrive il cdr, “le nuove iniziative intraprese per rilanciare il gruppo sono state a dir poco miopi, con
acquisizioni nel migliore dei casi inutili (tipo YouReporter o la creazione del sito delle scommesse sportive GazzaBet), mentre si è toccato il fondo con il lancio di Gazzetta Tv, poi chiusa dopo solo 10 mesi con un danno d’immagine devastante. Questi sono i fatti, purtroppo a bilancio. Il resto è una scelta: il maggiore azionista di Rcs Mediagroup, completa l’opera di smantellamento scappando con un tempismo perfetto, nell’anno in
cui il Corriere della Sera spegne 140 candeline e la Gazzetta dello Sport 120. Non solo, decide di andare a rinforzare il polo editoriale concorrente. Eh sì, aveva ragione Totò: signori si nasce, non lo si diventa per diritto ereditario”.

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