gAMbe e gEMba per la maratona Lean di Staufen Italia

staufen italia

Qual è il filo che lega sport e management, alla ricerca della top performance? Domanda cui ha cercato di rispondere Staufen Italia, società di consulenza leader nel Lean Turnaround. Nella location dell’Antico Borgo in Citta, a Milano, 80 manager di aziende italiane si sono radunati per un incontro che ha visto protagonisti Giancarlo Oriani, amministratore delegato di Staufen Italia e Pietro Trabucchi, psicologo dello sport, preparatore della squadra olimpica italiana di Canottaggio e autore di Resisto dunque sono.

Lo sport e l’azienda: in che modo “corrono” parallelamente? L’obiettivo dell’evento era mettere a fuoco le condizioni necessarie per una trasformazione aziendale di successo e individuare gli strumenti per avviarla consapevolmente, con risultati eccellenti.
Considerate le caratteristiche della Lean Transformation, che in quanto strumento di cambiamento strategico opera su tutta l’azienda con orizzonti di medio lungo periodo, il parallelo più efficace all’interno del mondo sportivo è quello con le discipline di lunga distanza. Tra queste, la maratona ci insegna che per poterla affrontare e raggiungere un eccellente risultato, sono necessari dedizione e disciplina, fatica e allenamento. E soprattutto motivazione. Il traguardo della medaglia finale per l’atleta (fuor di metafora il raggiungimento di una profonda trasformazione aziendale) non può prescindere dal percorso necessario per arrivarci, più o meno faticoso si presenti.

Il Lean è di moda

Il Lean è di moda, tutti ne parlano, molti dicono di averlo già fatto, come se si potesse avere già fatto qualcosa che include tra i suoi pilastri il miglioramento continuo. Ma l’eccellenza dei risultati ancora manca. Perché? Per Oriani è necessario prima di tutto “un cambio di paradigma: strumenti e sistemi aziendali non sono più sufficienti per traghettare l’azienda verso l’eccellenza; serve una profonda trasformazione della mentalità aziendale, perché il lean possa diventare un’arma altamente competitiva. Un cambio globale di passo, che faccia comprendere ai vertici del management che la trasformazione, e dunque il miglioramento, non è questione di poche ore ma di mesi di applicazione, sforzo, perseveranza”.
Il parallelismo tra il mondo del business e quello dello sport è apparso subito chiaro: è stato proprio Trabucchi a tracciare le similitudini tra l’allenamento dello sportivo di successo e quello del top manager: metodologie e atteggiamenti dello sport agonistico diventano in qualche modo mutuabili per il mondo aziendale; così come allenamento, disciplina, motivazione, ricerca dell’eccellenza sono tratti fondamentali per un atleta al fine del raggiungimento di un obiettivo altamente competitivo, allo stesso modo possono diventarlo per un’azienda, e soprattutto per le persone che ne fanno parte e che condividono un obiettivo.

Il concetto di resilienza

“La nostra società è estremamente affascinata dal concetto di talento, al punto che si pensa spesso che, da solo, sia sufficiente per raggiungere risultati di successo – ha spiegato Trabucchi -. Non è così: il talento è naturalmente un prerequisito necessario, al quale però debbono sommarsi attitudini precise all’allenamento, all’esercizio fisico, alla preparazione atletica. Ciò che trasforma un atleta in un atleta capace di vincere una medaglia olimpica è l’intenzionalità, la motivazione con cui perseguire l’obiettivo. E dunque lo sforzo, la fatica, la dedizione e soprattutto il tempo che tutto questo comporta”.
Il concetto di resilienza, insomma, così attuale e aderente anche al paradigma aziendale: non fermarsi di fronte a un ostacolo, ma trovare la motivazione per andare avanti e superarlo.
“La resilienza – ha continuato Trabucchi – non è qualcosa di genetico: si impara, e si allena. Nello sport come in azienda. E i primi a farlo devono essere gli allenatori da un lato, i manager dall’altro”.
“La Lean Transformation – ha aggiunto Oriani – richiede obiettivi chiari, impegno, costanza, voglia di sfidarsi. Ecco perché assomiglia a una maratona: perché è uno sforzo di lunga durata, e perché richiede energia mentale e nervosa. Non tutti sono in grado di correre una maratona senza allenamento e allo stesso modo non tutte le aziende sono in grado di fare il “Lean Journey”: non basta imparare tecniche ai corsi di formazione o sui libri per realizzare una Lean Transformation di successo, così come non basta scaricare una delle centinaia di tabelle di preparazione alla maratona disponibili sul web per riuscire a concluderne una”.

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