Il futuro dell’automotive

shanghai elevated road junction and interchange overpass at night

Due compleanni importanti per il mondo dell’automotive: quello del mezzo e quella della più importante rivista italiana a esso dedicata. E per il futuro?

Oggi l’automobile ha compiuto 130 anni. Era infatti il 29 gennaio del 1886 quando l’ingegner Karl Benz brevettò la Patent Motorwagen, “la madre di tutte le automobili”.
Un triciclo mosso da un motore monocilindrico a 4 tempi da 577 cc e 3/4 cavalli di potenza che raggiungeva i 16 chilometri orari.
In questi giorni poi si festeggia un altro compleanno, quello dei 60 anni di Quattroruote, la “Bibbia” degli automobilisti italiani.

Sul sito della testata, il direttore Gian Luca Pellegrini scrive: “I primi segnali si sono visti con il coinvolgimento delle Case nei primi car sharing (in Italia, soprattutto Fiat e Smart), ma ormai è chiaro che la natura stessa dell’automotive stia assumendo contorni diversi. Al Ces di Las Vegas s’è parlato molto di tecnologia, com’è ovvio, ma moltissimo di temi che con il prodotto auto hanno soltanto una vaga parentela. Mark Fields, Ceo di Ford, ha chiaramente indicato un futuro in cui il business dei costruttori non sarà più vendere le macchine, ma garantire mobilità. Lo stesso sostiene da tempo Dieter Zetsche di Daimler. Ed è di oggi la notizia che GM ha aperto una nuova piattaforma di vetture in condivisione gestita in prima persona (si chiama Maven).

È la naturale conseguenza di un processo di transizione che vede i produttori alle prese con costi sempre più alti di R&D, in un clima di pregiudizio nei confronti del trasporto privato, e soprattutto di margini operativi ormai ridottissimi. Per metterla giù chiara, sta facendosi strada nell’industria che sia più facile soldi offrendo un servizio che non progettando, assemblando e vendendo un oggetto. Non solo. Pochi giorni dopo il Ces, l’amministrazione Obama ha stanziato 4 miliardi di dollari in 10 anni per studiare standard e linee guida delle auto a guida autonoma. In questo modo verrà accelerata la definizione del quadro normativo di riferimento, la cui assenza era finora considerata il principale ostacolo a una reale diffusione.

Insomma: si sta entrando davvero in una rivoluzione, o per dirla più elegantemente, in un cambio di paradigma, che ribalterà modelli e processi in modo irreversibile e che cambierà il modo di intendere il concetto stesso di automobile. Per gli appassionati, sarà una transizione difficile da digerire. E voi come vedete il futuro da qui a 30 anni?”.

Esperti del settore interpellati da un player molto coinvolto sul tema come Continental affermano che dal 2025 in poi dovrebbe essere possibile guidare in modalità completamente automatizzata dall’ingresso all’uscita delle autostrade, permettendo al conducente di riprendere la guida, interrompendo le funzioni automatiche, garantendo una maggiore sicurezza e un comfort migliore.
“La guida automatizzata sta assumendo un ruolo sempre più da protagonista nel mercato automotive” dice Elmar Degenhart, Ceo di Continental. ”Un tema trattato in ogni evento internazionale del settore, a cui guardano tutti i player di riferimento del mercato e cui non ci si potrà sottrarre in un futuro prossimo. Il successo sarà determinato anche dagli utenti e dalla fiducia rivolta alle tecnologie utilizzate, che saranno in grado di rendere la mobilità del futuro, più efficiente, più sicura e più confortevole”.

Dal canto suo Mark Fields, Ceo di Ford, non ha dubbi: “A partire dal 2016 vedrete dei cambiamenti radicali: ci dobbiamo trasformare in un’azienda automobilistica e di mobilità”. Il duello tra old e new economy (ammesso che queste categorie abbiano ancora valore) peraltro vede la vittoria della prima sul fronte dell’autonomous driving.
Uno studio Thomson Reuters dimostra infatti come per numero di brevetti la Toyota (con il progetto Its) sia in testa, seguita da Bosch (sua la Tesla “autonoma”), Denso, Hyundai e General Motors. La prima azienda della Silicon Valley per numero di brevetti nell’autonomous driving è Alphabet di Google, al 26° posto.

@carlo_far

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