Falso in bilancio: le sentenze non bastano, ora più chiarezza

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Il reato di falso in bilancio è stato al centro del confronto promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, la SAF – Scuola di Alta Formazione Luigi Martino e il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, che si è tenuto ieri a Milano dopo le ultime pronunce della Corte di Cassazione.

Il falso in bilancio, alla luce della recente sentenza a sezioni unite della Corte di Cassazione, si conferma come uno strumento intorno al quale costruire le basi per un nuovo rapporto tra imprese e Stato. Così come lo è stato la voluntary disclosure nella relazione tra contribuenti e fisco, il falso in bilancio deve costituire un deterrente per aiutare le imprese a riconsiderare la relazione con lo Stato. E’ quanto emerso nel convegno “Il reato di falso in bilancio: confronto a Milano alla luce delle recenti pronunce della Corte di Cassazione” coordinato da Daniele Bernardi e Raffaele Marcello, presieduto da Michele Vietti, Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono intervenuti Alessandro Solidoro, presidente ODCEC Milano, Mario Boella, presidente Assirevi, Raffaele Marcello, consigliere nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con Delega al Diritto Societario, Francesco D’Alessandro, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Corrado Ferriani, dottore commercialista in Aosta, Francesco Greco, procuratore capo della Repubblica Tribunale di Milano e Maurizio Leo, Scuola Superiore del Ministero dell’Economia e Finanze.
Nel corso del dibattito è emerso come la norma presenti ancora alcuni elementi che possono lasciare spazio a diverse interpretazioni soggettive, prestandosi a spazi di indeterminatezza, ma, tuttavia, nell’insieme, funzionale ad un cambio culturale nel concetto stesso di trasparenza e informativa.
In particolare, è stato stigmatizzato il grave danno reputazionale che può derivare alle imprese da condotte non conformi alla ‎disciplina, capaci di arrecare un danno ben maggiore in termini economici al beneficio dell’illecito commesso.

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