€conomia sotto l’ombrellone si chiude con i consigli
su dove e come investire e diversificare il portafoglio

3255_tavolorelatoriwebGuardare all’azionario, ma con attenzione, considerato che le Borse adesso sono ancora vicine ai massimi e potrebbero scendere, e puntando soprattutto su alcuni settori, in particolare sulle nuove tecnologie. Se si hanno grosse disponibilità valutare l’investimento immobiliare, ma solo in zone e su immobili di pregio. Se si amano gli investimenti in commodities, puntare soprattutto su metalli che potranno essere molto richiesti in futuro dall’industria delle nuove tecnologie, come, ad esempio il palladio. Evitare comunque i salti nel buio affidandosi al “fai da te”, avvalendosi sempre della consulenza di un professionista del settore perché il mondo dell’investimento oggi, pur presentando grosse opportunità, è sempre più complicato e necessita di competenze e capacità di reperire informazioni che solo i professionisti possono avere. Sono alcuni dei suggerimenti agli investitori di Mario Bianchi Dissette, specialista in risparmio e investimenti della Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, Mario Fumei, consulente finanziario, e Wlademir Biasia analista finanziario indipendente, titolare della WbAdvisor e professore alla facoltà di Economia dell’Università di Udine, relatori di “Investire ai tempi della ripresa” quarto e ultimo incontro dell’edizione 2014 di €conomia sotto l’ombrellone.

Per quanto riguarda le scelte d’investimento e della passione degli italiani per i Titoli di Stato, le cui aste registrano sempre richieste maggiori all’offerta, i tre relatori hanno sostenuto che sul breve termine, l’investimento in Btp può continuare a essere sensato, ma tenendo presente che il superamento della quota 200 dello spread potrebbe segnalare un potenziale nuovo momento di crisi sul debito italiano. Bisognerà, quindi, stare attenti che quella soglia non venga superata, mentre se lo spread dovesse scendere verso i 100 punti base, non bisognerà essere avidi e pensare a incassare gli eventuali guadagni.

Proprio sul debito italiano, i relatori hanno evidenziato alcune preoccupazioni emerse in ambienti finanziari internazionali secondo i quali non è impensabile che, se ci fosse un forte aumento dello spread, il nostro Paese possa essere costretto a una parziale ristrutturazione del debito stesso con un allungamento dei tempi di rimborso o con la possibilità di rimborsi parziali. Dai relatori è venuto l’invito al pubblico a tenere presente che il risparmio è “molto importante” e che negli investimenti, oltre ad affidarsi alla consulenza di gestori che abbiano un track record positivo dimostrabile, bisogna avere sempre ben presente il rischio che si è disposti a sopportare a fronte di un potenziale guadagno e a diversificare sempre molto il proprio portafoglio in modo da minimizzare i rischi dovuti agli andamenti dei diversi settori in cui si investe. I relatori, prima di arrivare ai consigli per gli investimenti, hanno analizzato le prospettive dell’economia italiana ed europea per capire se davvero siano arrivati i tempi della ripresa.

Più ottimista è apparso Fumei, secondo il quale: «Anche se i segnali a breve sul Pil italiano e sulla crescita tedesca non sono particolarmente positivi, nel medio periodo lo spread Btp/Bund italiano potrebbe arrivare a 100 punti. Le riforme saranno lente, avranno anche qualche effetto negativo, ma le dovremo fare e l’Europa non potrà abbandonarci. Per questo rimango ottimista e penso che le crisi viste qualche anno fa non dovrebbero ripetersi, anche se, probabilmente, sui mercati si vedrà ancora una notevole volatilità».

Più fosco il quadro dipinto da Bianchi Dissette, a causa sia dei recenti segnali non positivi arrivati dalla fiducia dei consumatori, sia perché in Italia non si è ancora fatto un taglio molto forte e assolutamente necessario della spesa pubblica e della burocrazia, sia perché strumenti come il Pil sono sempre meno in grado di misurare veramente la realtà economica. «Un Paese che ha un debito superiore al 135% del Pil – ha sostenuto Biasia – non ha spazi per fare le azioni di sostegno all’economia che sarebbero necessarie; inoltre la Germania, proprio a causa del debito, non ci lascia sfondare quel rapporto del 3% fra deficit e Pil che ha lasciato sfondare abbondantemente alla Francia (che si avvia verso il 5% e un debito pari al 100% del Pil). Le riforme, se si riusciranno a fare, avranno tempi lunghi e effetti dilatati nel tempo. In questa situazione – ha concluso – non posso che rimanere abbastanza pessimista sulla crescita in Italia». In realtà, secondo tutti e tre i relatori, l’unica speranza perché l’Europa e l’Italia possano tornare a crescere è una notevole svalutazione dell’euro che possa ridare fiato alle esportazione.

Un’azione fondamentale «perché – ha affermato Bianchi Dissette – l’Europa ha sovvertito tutte le logiche conosciute finora secondo le quali a un’economia forte si associava una valuta forte e a un’economia debole si associava una valuta debole: oggi l’Europa, infatti, ha un’economia ferma e la moneta più forte del pianeta». «Purtroppo – ha aggiunto Biasia – nessuno, a Nord e a Sud della Alpi, vuol sentire parlare della soluzione che sarebbe più logica, ossia quella di creare i due euro (uno rivalutato per gli Stati forti come Germania, Finlandia e Paesi Bassi e uno svalutato per gli Stati più deboli dell’area mediterranea) e quindi, visto che tutta l’Europa, non solo l’Italia, ha forti problemi di competitività, e quindi l’unica vera possibilità è un euro che si svaluti pesantemente sul dollaro». «Sull’economia mondiale in generale sono complessivamente ottimista – ha detto Fumei – anche perché gli Stati Uniti, che sono un driver fondamentale, sono tornati a crescere in maniera significativa, ma proprio per agganciare questa ripresa una svalutazione dell’Euro sarebbe sicuramente utilissima».

Proprio sulla possibile svalutazione dell’Euro i tre relatori si sono detti moderatamente ottimisti, perché il rallentamento dell’economia tedesca, dovuto alle crescenti difficoltà di esportazione delle merci tedesche all’interno dell’Ue a causa della debolezza delle altre economie europee, potrebbe facilitare un intervento forte in tal senso da parte della Bce guidata da Mario Draghi.

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