Nasce Digital Boutique: lo shopping diventa hybrid

Quando si parla di esperienza di acquisto digitale, a molti viene in mente l’ecommerce, oppure le possibilità offerte dai siti dei brand o da Amazon o eBay. Pochi invece si interrogano sul ruolo che potrebbero avere la tecnologia all’interno del punto vendita. O almeno, finora.

Oggi è stata infatti presentata a Milano la Digital Boutique di Ds Group. Si tratta di un nuovo paradigma per i retailer, in cui lo store non è più un luogo fisico offline, ma un raccordo tra il mondo virtuale di social e portali e la concretezza del prodotto sugli scaffali.

Come? Basandosi sulle piattaforme messe a disposizione da Ds Group, Sap, Samsung, Intel e Microsoft, quattro dei principali sponsor dell’iniziativa.

“Il negozio deve diventare interattivo, comunicare con i clienti, personalizzarsi a seconda di chi entra nello store, il tutto sfruttando il fatto che ormai ognuno di noi è connesso a internet tramite un tablet, uno smartphone o uno smartwatch”, ha spiegato Romeo Quartiero, presidente e Ceo di Ds Group.

In teoria la Digital Boutique declina questo aspetto in cinque punti: storytelling (la narrazione del prodotto), la centralità del cliente, la misurabilità del target, l’omnicanalità e il concetto di hybrid shopping.

In pratica, il negozio digitale fa uso degli schermi, dei bigscreen e dei tablet connessi alla rete sia per agevolare il lavoro degli store manager, sia per fidelizzare il cliente.

Gli schermi di ultima generazione, in grado di riconoscere se la persona che gli passa davanti è un maschio, un bambino o una donna, possono trasmettere le immagini di prodotti destinati allo specifico target di riferimento.

Inoltre, fatta salva la disponibilità del cliente, il brand potrà recapitargli sul cellulare o via mail offerte, promozioni o voucher spendibili in negozio, concentrandosi sulla wishlist della persona o a seconda degli interessi mostrati dai precedenti acquisti. Altra cosa importante è che, grazie alla funzione del camerino digitale, la marca potrà studiare il rapporto tra il numero di volte in cui è stato provato un capo di vestiario rispetto ai reali acquisti. Senza contare che, qualora il negozio sia di modeste dimensioni, poter ruotare sugli schermi l’intera gamma di prodotti potrebbe risolvere il problema degli spazi a disposizione. “Per esempio”, ha mostrato Quartiero, “l’allestimento che abbiamo allestito come prova (mostrato nella foto in apertura) è di soli 30metri quadrati”.

“Ma le applicazioni tecnologiche sono infinite”, ha aggiunto Claudia Bonatti di Microsoft. “Il tutto sta alla fantasia degli esercenti e dei brand. Il prossimo passo sarà quasi sicuramente il mobile payment, ma qualche brand sta già alzando l’asticella e cercando nuove soluzioni”.

Tra le marche che si sono dimostrate attente all’innovazione della boutique digitale c’è, a livello internazionale, Burberry; tra chi ha sposato il progetto di Ds Group, invece, spiccano Luxottica, Pinko, Valentino e Calzedonia.

“Entro la fine del 2015 contiamo di accrescere i nostri partner”, ha confidato Quartiero. “Abbiamo in programma una cinquantina di incontri con altri brand. E finora sono stati pochi quelli che hanno scartato la nostra proposta”.

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