Denis Masetti porta Forbes in Italia con web e stampa

Di Nestar Tosini

Si preannuncia come uno dei più suggestivi colpi dell’editoria italiana per la seconda metà dell’anno. L’arrivo di Forbes in Italia rappresenta sicuramente un evento, data la grande risonanza della rivista americana, nata esattamente 100 anni fa, quando venne fondata dal mitico B. C. (Bertie Charles) Forbes, a New York. E nella grande mela il quartier generale è sempre rimasto, e ha sede nella leggendaria 5a strada.

Protagonista della clamorosa operazione è il vulcanico Denis Masetti, con la sua Blue Financial Communication, una casa editrice milanese di piccole dimensioni (fatturato inferiore a 3 milioni di euro), ma ormai consolidata (ha 22 anni di età), e leader nel suo settore, l’informazione sul personal business sui prodotti finanziari, con particolare attenzione al mondo del risparmio gestito e della distribuzione. Dal 1995 a oggi la società, quotata al mercato AIM della Borsa di Milano, ha sviluppato un’ampia gamma di contenuti informativi sia su carta stampata sia online attraverso siti specializzati.

Blue Financial Communication ha stretto un accordo con Forbes Media, acquisendo la licenza per la pubblicazione di tutte le iniziative editoriali con il marchio Forbes in lingua italiana per i mercati Italia, Principato di Monaco e Svizzera.L’accordo avrà una durata minima fino al 2022 (e sarà rinnovabile fino al 2025). Il patto tra le due case editrici prevede, a fronte di royalties legate al fatturato, l’utilizzo del marchio Forbes e di tutto il materiale prodotto dagli oltre 2.000 giornalisti e collaboratori del magazine omonimo e delle altre testate allegate della casa editrice a stelle e strisce (come 30 under 30, Billionaires, Self made woman, Most innovative company, Next billion dollars start ups ed Investment guide).

Il progetto prevede la pubblicazione di un mensile in italiano con la testata Forbes, il cui lancio è programmato per l’autunno del 2017. Il magazine svilupperà in italiano i contenuti prodotti dalla casa editrice americana, integrandoli con notizie originali prodotte dai giornalisti di Blue Financial Communication. L’accordo prevede anche la gestione della raccolta pubblicitaria, affidata alla concessionaria interna di Blue Financial Communication, così come l’organizzazione di eventi in collaborazione con il brand Forbes Live.

Dottor Masetti, come è giunto all’idea di portare Forbes in Italia?

«Mi sono innamorato del grande prestigio del marchio e sono rimasto ammirato dalla visione del futuro della rivista e dei media collegati. Una visione sempre lucida, che aiuta a interpretare la realtà che ci aspetta».

Forbes è un grande gruppo editoriale, attento alla qualità del suo brand in qualunque parte del mondo operi. Che autonomia avrà Forbes Italia rispetto agli americani?

«Avremo una totale libertà sui contenuti. L’accordo più che vincoli ci dà opportunità. Abbiamo la potestà di attingere e ripubblicare gli articoli degli ultimi tre numeri di Forbes America antecedenti la data di uscita».

Ma quanto spazio darete ai contenuti originali americani?

«Non abbiamo stabilito rigide percentuali. Di sicuro sarà dato maggior spazio possibile alle storie di italiani di successo. Per quelle degli americani pubblicate su Forbes, privilegeremo quelle riguardanti personaggi e storie di successo nel mondo. Il tutto con una visione ottimistica e prepositiva».

Quali sono i vostri obiettivi di diffusione della rivista cartacea e quali quelli di fatturato?

«Prevediamo di mandare 100 mila copie in edicola, per una diffusione di 50 mila copie. Riguardo al fatturato, l’obiettivo è quota 3 milioni, di cui almeno due terzi realizzati sul web». Inoltre, sempre sul web contiamo di superare largamente, un milione di utenti unici mensili.

Il mercato dei periodici economici generalisti in Italia da molto tempo versa in un coma profondo. Come pensate di avere successo in un settore così dissestato?

«Grazie alla notorietà e alla affidabilità assoluta che i lettori danno al marchio: Forbes.

C’è però un caso storico che potrebbe farvi tremare le gambe.Nel 1989 Mondadorì propose la versione italiana di Fortune, il competitor tradizionale di Forbes.Grande lancio, appoggiato dalla forza di fuoco del maggiore gruppo editoriale italiano, grande direttore, quell’Andrea Monti che ha diretto anche Panorama, prestigiose riviste Condé Nost e che da anni è alla guida della Gazzetta dello sport. Anche a Segrate erano convinti che un marchio come Fortuneaprisse le porte degli inserzionisti e conquistasse i lettori. Niente di tutto ciò: dopo una curiosità iniziale, il doppio flop edicola/raccolta pubblicitaria spinse Mondadori a chiuderei battenti in soli due anni, lasciando sul terreno una cifra stimata in oltre 12 miliardi. Ed erano i mitici anni ’80…

«Alla fine degli anni ’80 il web praticamente non esisteva. Oggi è il media più strategico, grazie al quale potremo moltiplicare anche le sinergie con la casa madre. Abbiamo già un dato confortante: 300 mila visitatori unici giornalieri in Italia per Forbes America, uno zoccolo duro da cui partire. Naturalmente il prodotto deve essere all’altezza, con articoli di alta qualità realizzati da una redazione di assoluta professionalità».

Nestar Tosini

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