I fari diventano la casa delle pmi

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Aprire in 11 fari italiani ormai in stato di abbandono alcuni esercizi privati che ne sappiano rilanciare il fascino: esclusive strutture alberghiere, ristoranti di lusso, punti per il bike sharing, piccoli centri culturali o spazi di coworking.

E’ questo quanto potrebbe avversarsi in Italia dal prossimo agosto, quando il Demanio perfezionerà il bando per il piano fari, l’iniziativa promossa dall’Agenzia volta a dare in concessione 11 fari italiani per progetti di recupero da parte di investitori privati.

La lista dei fari interessati include il Faro di Brucoli ad Augusta (Siracusa), il Faro di Murro di Porco a Siracusa, quello di Capo Grosso nell’Isola di Levanzo (Trapani), quello di Punta Cavazzi a Ustica. E poi il Faro di Capo d’Orso a Maiori (Salerno), il Faro di Punta Imperatore a Forio d’Ischia (Napoli), quello di San Domino alle Isole Tremiti (Foggia) e, infine, quello di Punta del Fenaio e Capel Rosso all’Isola del Giglio, quello delle Isole Formiche (Grosseto) e quello di Capo Rizzuto (Crotone).

Se è vero che già grandi catene alberghiere si sono dimostrate interessate all’iniziativa, i responsabili del bando promettono di vagliare anche altre proposte, purché il progetto turistico presentato abbia un potenziale economico per tutto il territorio, in una logica di partenariato pubblico-privato. Spazio quindi anche alle startup innovative, agli enti culturali privati e, soprattutto, alle pmi con idee innovative in ambito turistico.

I fari saranno dati in concessione per 50 anni; i promotori del bando stimano che, quando l’operazione andrà a regime, il guadagno per le casse dello stato sarà di circa 700 mila euro l’anno.

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