COP22 sul clima adotta tre antidoti contro la Triumpfobia

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La Trumpfobia, strisciante paura per gli ipotetici, roboanti annunci in negativo del neo presidente eletto degli Usa, nei padiglioni di COP22 a Marrakesh, ha trovato 3 antidoti: le considerazioni dell’ultima partecipazione di John Kerry a una conferenza sul clima da segretario di Stato e la decisione di Europa e Cina di farsi carico dei problemi riguardanti il clima. E non solo.

Tre iniezioni concrete per COP22 non solo di fiducia, per la effettiva entrata a regime dell’accordo di Parigi e quindi del percorso globale per mantenere sotto i 2 gradi l’aumento della temperatura del pianeta. Kerry ha assicurato l’impegno dell’amministrazione Obama fino all’ultimo respiro della stessa. Il punto di sintesi più efficace sull’intervento di Kerry lo ha fatto da Marrakesh il presidente della commissione ambiente della Camera Ermete Realacci: “Ha confermato che la maggioranza degli americani è quella che va nella direzione di Parigi, così come che quella strada è stata già imboccata dall’economia Usa”.

Poi l’Unione europea, che con l’intervento in sessione plenaria di Miguel Arias Canete a COP 22 ha blindato la partecipazione all’accordo di Parigi in termini “irrevocabili”, perché è quella che sta “dalla parte giusta della storia”. Infine la stoccata cinese al presidente Trump, con Pechino che attraverso il suo rappresentante apre ufficialmente e sul clima la partita geopolitica della seconda metà del decennio: per la Cina, se qualcuno (vedi States) tornasse indietro, ormai ci sarebbe modo e maniera – in un pianeta che mai prima d’ora aveva tanto condiviso su un tema – per trovare altre soluzioni. Ma soprattutto la fiducia reciproca, questo il messaggio cinese, si costruisce solo nel rispetto degli impegni. Altrimenti si è obbligati a cambiare l’agenda del mondo.

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