Clinton o Trump? I mercati finanziari in apnea

Hillary Clinton and Donald Trump are tightening their grips on the Democratic and Republican presidential nominations.

Mancano pochi giorni all’elezione del 45° Presidente degli Stati Uniti. I sondaggi danno i due sfidanti per la Casa Bianca quasi alla pari, e si susseguon le previsioni del dopo votazione. Analisti, società finanziarie, grandi fondi di investimento stanno studiando le conseguenze sui mercati della vittoria dell’uno o dell’altra. E inondano le redazioni con commenti e pamphlet. Tra i tanti abbiamo deciso di riportare le interessanti considerazioni sfornate da Fidelity International società di gestione di fondi internazionali.

Che influenza hanno le elezioni sui mercati azionari? Come reagirà Wall Street dopo il voto?

“Nonostante la storia mostri che i listini statunitensi hanno registrato migliori performance sotto le
amministrazioni democratiche”, spiega Kasia Kiladis, Investment Director di Fidelity International, “è,
tuttavia, utile sottolineare che ciò potrebbe essere in primo luogo il risultato di contesti di mercato
differenti. Le elezioni non sembrano avere un’influenza diretta sulla performance complessiva del
mercato azionario, maggiormente influenzato dalle condizioni macroeconomiche, dalle valutazioni e
dalle politiche monetarie. Per contro le politiche governative possono avere un impatto molto
significativo a livello di specifici settori e aziende. Riteniamo, pertanto, utile analizzare i programmi politici dei due candidati per comprendere in particolare le maggiori implicazioni settoriali che potrebbero emergere a seguito delle elezioni.

Quali impatti si possono prevedere con una vittoria di Donald Trump?
Se alcune delle politiche di Trump sono in linea con le idee tradizionali del Partito Repubblicano come il
capitalismo liberale, l’interventismo minimo e il conservatorismo delle politiche sociali, d’altro canto il
candidato se ne discosta notevolmente, soprattutto in materia di commercio e immigrazione.
Trump è contrario a una maggiore liberalizzazione degli scambi e ostile agli accordi commerciali già in
essere (come il TTIP e il TPP), mentre favorisce dazi doganali e restrizioni agli scambi, opponendosi
all’uso dei cambi valutari come strumento di politica. Le minacce di pesanti dazi sui prodotti cinesi
rappresentano un fattore di rischio per ogni settore o società USA che dipenda da quelle importazioni.
Al contempo i dazi doganali contro Pechino potrebbero favorire i comparti produttivi nazionali che
hanno subito la concorrenza cinese, come ad esempio il settore dell’acciaio.
Trump vuole spendere il doppio della sua rivale in infrastrutture e questo
potrebbe dare slancio alle società edili. Il finanziamento pubblico con ogni probabilità giungerebbe da
un aumento delle emissioni di debito visto il suo impegno per la riduzione fiscale. Trump propone una significativa riforma del sistema fiscale, con la riduzione degli scaglioni diimposta sul reddito da sette a tre e il drastico abbassamento dell’aliquota massima sulle società dal 35% al 15%. Le proposte fiscali di Trump sono ambiziose e l’eventuale riduzione dell’aliquota sulle società al 15% sosterrebbe le aziende statunitensi. Questi tagli fiscali potrebbero dare slancio alla crescita economica, ma la conseguente perdita di entrate nelle casse pubbliche potrebbe incrementare il deficit.
Trump è scettico sui cambiamenti climatici e contrario alle normative ambientali, da lui giudicate
eccessivamente gravose per le imprese. La forte opposizione di Trump alla normativa ambientale
favorisce i settori che più hanno risentito di queste regole in passato, come i produttori di
combustibili (gas e petrolio da scisti). Lo svantaggio nel caso di una vittoria repubblicana sarebbe,
invece, a carico del settore delle energie alternative, soprattutto solare ed eolico, dal momento che le
generose sovvenzioni federali per questi comparti (sotto forma di credito d’imposta) potrebbero essere
tagliate. Il settore del carbone statunitense, attualmente in calo, potrebbe trarre particolare beneficio
dalla presidenza Trump, viste le sue promesse di salvare il comparto.
Infine entrambi i candidati hanno parlato di un aumento nell’ambito delle spese militari, ma in base alle
dichiarazioni e al profilo complessivo si prevede Trump possa essere più aggressivo rispetto alla
Clinton. Il magnate ha infatti puntualizzato che l’attuale quota del 3% del PIL USA destinata alla spesa
militare è troppo bassa e che intende riportarla attorno al 6% come in passato. Ciò favorirebbe dunque i
produttori di attrezzature militari e di armi.

Quali potrebbero essere gli impatti sui mercati con l’elezione di Hillary Clinton?
Il programma politico di Hillary Clinton è molto più in linea con la tradizione del suo partito. Ciò significa
porre l’accento sulla riduzione delle disparità sociali ricorrendo a normative e interventi statali. Le
politiche della candidata sono, inoltre, ritenute in linea con quelle dell’attuale presidente democratico
Barack Obama. Le infrastrutture rappresentano un obiettivo politico fondamentale anche per Hillary
Clinton, nonché l’ambito di maggiore intesa tra i due candidati. Tuttavia, stando alle dichiarazioni
possiamo presupporre che i piani di spesa infrastrutturale della candidata democratica (per un totale di
275 miliardi di dollari in 5 anni) siano meno ambiziosi in termini di portata e finanziati ampiamente da
aumenti selettivi delle imposte e con una maggiore enfasi sulle reti di trasporto pubblico. Goldman
Sachs stima che i piani della candidata democratica implichino un impulso del 17% all’edilizia pubblica
totale ogni anno e del 3,6% all’attività edilizia complessiva.
La campagna della candidata democratica ha puntato molto sulla lotta agli aumenti dei prezzi
“ingiustificati” e “predatori” da parte dei produttori di farmaci. L’eventuale presidenza Clinton avrebbe un
impatto contrastante sul settore sanitario, penalizzando alcuni produttori di farmaci, ma offrendo
continuità all’Affordable Care Act di Obama, che ha portato a un aumento della copertura assicurativa
con un conseguente incremento della domanda di servizi sanitari.
Entrambi i candidati si sono espressi a favore di un aumento della retribuzione minima dagli attuali
7,25 dollari all’ora. Clinton sostiene un notevole incremento del salario minimo federale a 12 dollari
all’ora, lasciando spazio per aumenti superiori a livello locale. L’eventuale presidenza Clinton sarebbe
meno favorevole per i settori che impiegano molta manodopera a basso costo. Potrebbero, dunque,
risultare penalizzati comparti come la ristorazione e l’alberghiero, costretti potenzialmente a ridurre le
ore di lavoro e/o ad aumentare i prezzi. Andando al di là di eventuali reazioni di brevissimo termine dei mercati, l’impatto complessivo delle elezioni negli Stati Uniti sui mercati potrebbe essere limitato rispetto agli effetti sui singoli settori. “Questo contesto”,  conclude James Bateman, cio multi-asset di Fidelity International , “mette a nostro avviso in evidenza l’importanza della diversificazione e della gestione attiva, che possono consentire di
adattare i portafogli ai contesti di mercato, cogliendo le migliori opportunità e mitigando al contempo i
rischi di ribasso”.

Riepilogo delle politiche presidenziali e del probabile impatto sulle azioni USA

Clinton                                                                   

§ Il miglioramento delle infrastrutture è un obiettivo
fondamentale: positivo per l’attività di edilizia
pubblica e le società con buoni track record in
quest’ambito

§ Strenua sostenitrice della tutela dell’ambiente:
positivo per il settore delle energie pulite, come
solare ed eolico

§ Punta a un salario minimo molto più alto di 12 dollari
all’ora: svantaggioso per i settori e le società che
impiegano molta manodopera a basso costo, ad es.
ristoranti e alberghiero

§ Richiede una maggiore regolamentazione per
prevenire aumenti ingiustificati dei prezzi dei farmaci:
potenzialmente svantaggioso per alcuni produttori
di farmaci

§ Molto più aperta sul tema dell’immigrazione rispetto al
suo avversario: positivo per alcuni settori a
cominciare dall’agricoltura

§ Continuità dell’Affordable Care Act di Obama: positivo
per i fornitori di servizi sanitari e le società
assicurative sanitarie che hanno visto una ripresa
della domanda dopo l’approvazione della legge

Trump

§ Come per la sua avversaria, il miglioramento delle
infrastrutture è un obiettivo fondamentale, ma è
probabile una maggiore aggressività su questo fronte:
positivo per l’attività edilizia pubblica e le società
con buoni track record in quest’ambito

§ Ha sollecitato il raddoppio della quota del PIL
destinata alla spesa militare: positivo per il complesso
militare-industriale, tra cui i fornitori della difesa e i
produttori di attrezzature militari

§ Contrario alla normativa ambientale: positivo per i
produttori USA di combustibili fossili, tra cui i
produttori di shale, il settore del carbone e le
raffinerie, ma negativo per i settori delle energie
pulite

§ Generalmente contrario al libero scambio e
favorevole all’aumento dei dazi; una potenziale
preoccupazione per i settori che dipendono molto
dalle importazioni, in particolare dalla Cina

§ Molto duro sull’immigrazione: negativo per alcuni
settori, soprattutto l’agricoltura

§ Le proposte di riduzione fiscale per le società sono
potenzialmente positive per tutti i settori se
implementate, ma vi sono timori sull’aumento implicito
del debito pubblico che potrebbe causare pressioni al
rialzo sui rendimenti obbligazionar

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