Chi ha paura della Fed?

20120401-federal-reservedi Johannes Mueller, capo economista di Deutsche Asset & Wealth Management. Dopo 10 anni spesi a tagliare i tassi di interesse, i mercati finanziari hanno ricevuto il segnale che, a un certo punto, le banche centrali potrebbero passare a una fase di “stretta monetaria”. La banca centrale degli Stati Uniti è la prima delle grandi autorità monetarie a poter cambiare direzione in considerazione di una ripresa dell’economia statunitense che sta procedendo, anche se a un ritmo ancora molto moderato rispetto agli standard storici. L’occupazione è ancora al di sotto del picco pre-crisi di circa due milioni di posti di lavoro, ma l’extra-stimolo monetario, sotto forma di tassi di interesse negativi, non è più giustificato. Questo è esattamente ciò che sta dietro le recenti informazioni che abbiamo ottenuto da parte della Banca Centrale americana. La Fed inizierà a ridurre la portata del suo extra-stimolo, riducendo il numero di titoli che attualmente sta acquistando con cadenza regolare. Ovviamente la prospettiva di una minore domanda da parte della Banca Centrale ha portato ad un calo dei prezzi, ad esempio dei titoli di Stato, e a un aumento dei rendimenti. Il rendimento dei Titoli del Tesoro USA con scadenza a dieci anni è per esempio aumentato da maggio di oltre un punto percentuale.

Questo processo è l’inizio di una fase di normalizzazione dei mercati finanziari. Tuttavia un numero minore di acquisti nei mesi a venire non significa che la banca centrale inizierà immediatamente ad alzare i tassi di interesse. In senso figurato, la Fed sta per iniziare a sollevare il piede dal pedale dell’acceleratore. È tuttavia improbabile che Bernanke & Co. spingeranno presto il pedale dei freni.

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