A capo chino, con le tue ceneri in mano

monumento canovaDi Edoardo Varini. C’è una classifica della competitività di un paese, che è poi la competitività delle imprese di un paese, che viene stilata dalla Banca mondiale e pubblicata in un rapporto intitolato “Doing business“, assieme all’analisi della disciplina normativa e fiscale applicata alle aziende, alla facilità di accesso al credito, alle tutele di chi investe e a tutti quegli altri aspetti che volente o nolente un imprenditore deve considerare per svolgere la propria attività.C’è chi si rallegra perché rispetto all’anno scorso abbiamo guadagnato qualche posizione, passando dal 73esimo al 65esimo posto, agguantando l’isoletta delle Antille Saint Lucia, e intravvedendo la schiena della Bielorussia. A chi dovesse obiettare che non è poi gran cosa, essendo noi la nona economia del mondo, i più sciovinisti potrebbero controbattere che però abbiamo superato Trinidad e Tobago e persino il Ghana. Ad ogni modo ci sarà sempre qualche Pangloss che verrà a dirci che questo è il modo migliore in cui in Italia potrebbero andare le cose, che per esempio è perfettamente sostenibile dover impiegare 269 ore per pagare le tasse ed il 65,8% dei propri profitti per farlo, o sei giorni e sei procedure per aprire un’azienda. O pagare la bolletta energetica oltre una volta e mezza i tuoi concorrenti europei.

E ci sarà sempre un Presidente del Consiglio con una “cabina di regia” capace di blindare i saldi della legge di Stabilità ed affamare una nazione. È la cosa più facile. Basta anteporre il calo dello spread e del debito alle persone, ai propri concittadini. Basta non chiedersi mai se i governati – tutti i governati – ce la faranno.

Trentamila “Compro oro” e le persone che vi entrano sofferenti, umiliate, a capo chino, come la Virtù con l’urna cinerea tra le due fanciulle nel Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria del Canova. In quest’Italia le tue ceneri non te le porta nessuno. Fai la fila tu per portare le spoglie della tua famiglia, e sai che non le rivedrai mai più. Le tue cose, quelle che parlano di noi, di quanto siamo stati e siamo.

E sai che questo con la civiltà, con la democrazia, non c’entra nulla.

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