Canapa industriale: un affare da 200 milioni di dollari. Nasce la Rete di Impresa Valore Canapa

Canapa industriale: un investimento da non trascurare. Lo scorso mese di marzo 2018 la Giunta regionale della Puglia, di concerto con il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha varato il Piano di Riconversione e Riqualificazione con la dotazione di 30 milioni di euro destinati a finanziare progetti che prevedono la riqualificazione delle attività lavorative esistenti, la rioccupazione del personale espulso dal mercato del lavoro e il rilancio del territorio dei comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Montemesola e Massafra.

Questo Programma punta a favorire anche la nascita di reti di imprese, interessate a creare filiere di lavorazione in diversi ambiti. Potendo beneficiare di questi finanziamenti, alcuni imprenditori hanno deciso di costituire una rete di imprese denominata Valore Canapa con sede nell’area APPEA di Crispiano, una delle aree che beneficiano dei finanziamenti (di seguito Valore Canapa).
Valore Canapa è aperta, oltre alle aziende che desiderano investire direttamente nell’area produttiva localizzata nel comune di Crispiano (Ta), anche alle aziende che a livello nazionale vogliono avvalersi dei prodotti della filiera canapa potendo, queste ultime, avvalersi dei finanziamenti del MIPAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali).

CARTA DA CANAPA: UN’OPPORTUNITA’ PER L’INDUSTRIA CARTARIA
All’indomani dell’approvazione della legge 242 del 2/12/2016 la Coldiretti affermava: “Cannabis, 10mila posti di lavoro dalla coltivazione in Italia. Un’opportunità che potrebbe generare un giro di affari di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto sperimentale di filiera italiana al 100 per cento che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al via libera dell’Aula della Camera alla proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso medico. Un primo passo che – sottolinea la Coldiretti – potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse autorizzare l’estensione della produzione nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura. La campagna italiana può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta. Negli anni 40 con ben 100 mila gli ettari coltivati l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà indica utilizzata a fini terapeutici.

Prima della pubblicazione della nuova normativa, in Italia, gli ettari coltivati con canapa sativa, la canapa utilizzata per scopi industriali, erano circa 3.000. Un numero limitato dalla scarsa disponibilità di imprese di trasformazione in grado di estrarre le due componenti fondamentali quali il canapulo (la parte legnosa) e la fibra. Attualmente sono solo 2 gli impianti in grado di stigliare la canapa e di separare il canapulo dalla fibra tecnica; uno di questi impianti è situato a Carmagnola (TO), l’altro a Crispiano (Ta). Il sito di Crispiano offre alle imprese interessate la possibilità di realizzare nuove attività produttive in un’area già attrezzata, fornita di infrastrutture e destinata alla localizzazione di attività di produzione di cellulosa da canapa che utilizzi la fibra ottenuta da un raccolto di almeno 3.000 ettari stimabile in non
meno 6.000 tonnellate/annue di fibra, con una produzione di cellulosa per un valore di mercato stimabile intorno ai 6 milioni di dollari (stime 2017).

A livello nazionale, quindi, con una potenzialità agricola di 100.000 ettari si potrebbe determinare una produzione di circa 800.000 – 1.000.000 di tonnellate di canapa sativa (sostanza secca); di questo quantitativo il 20% (quindi 200.000 tonnellate/annue) sono costituite da fibra utilizzabile per il settore cartario, con un valore economico potenziale di cellulosa che supera i 200 milioni di dollari. La carta di canapa (canapa industriale) è molto ricercata soprattutto per la sua elevata resistenza e qualità rispetto alla carta industriale. Dal punto di vista ecologico, inoltre, va ricordato che la differenza tra un albero maturo e pronto al taglio per l’ottenimento della carta e l’utilizzo della canapa per lo stesso scopo, è che il primo ha bisogno di vent’anni per crescere, la seconda solamente di un anno. Inoltre la bassa percentuale di lignina permette meno uso di acidi per rendere la pasta bianca.

La produzione di cellulosa da canapa potrebbe risolvere due problemi impellenti del settore cartario:
– il primo è costituito dal crescente costo di cellulosa ottenuta da legno e proveniente prevalentemente dall’estero ed importata in Italia;
– il secondo è legato al peggioramento costante del macero anche per effetto dei continui ricicli della fibra, che è inevitabilmente destinata a indebolirsi. Il questo caso una integrazione con fibre di canapa, molto resistenti e disponibili per ricicli numerosi, consentirebbe di migliorare la qualità del macero riutilizzato. Ad esempio anche una integrazione del 20 % determinerebbe un facile riutilizzo del restante 80% ottenuto dai tradizionali maceri.

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