Brexit non sta spaventando i risparmiatori

Brexit ago

La Brexit non deve condizionare i portafogli dei risparmiatori che possono puntare su Eurozona, Giappone, India, oro e titoli dell’energetico. E’ la dritta degli esperti nel secondo incontro di Economia sotto l’ombrellone del 24 agosto. Un evento non fa mai la differenza nel medio periodo.

Come investire dopo la Brexit? Come prima, ovvero valutando la consistenza dei mercati (che in questi momenti consigliano azioni dell’Eurozona, Giappone, India, oro, settore energetico e dell’acqua). È la risposta, netta anche se apparentemente paradossale, degli esperti che hanno preso parte al secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone 2016”, dal titolo “Come investire dopo la Brexit”, svoltosi mercoledì 24 agosto a Lignano Sabbiadoro. “Chi per investire si è fatto e si fa condizionare dalla Grexit, dalla Brexit o da qualsiasi possibile exit futura, sbaglia”, ha spiegato Gabriele Turissini consulente finanziario e direttore di Investors, “perché, in realtà, nelle scelte di investimento di medio periodo i condizionamenti esterni non sono valori. È statisticamente provato che quando le scelte sono fatte in maniera razionale e coerente con gli obiettivi di investimento, gli eventi non fanno la differenza e possono essere sfruttati e non subiti”.

“I mercati purtroppo dall’11 settembre 2001 si sono abituati alle cattive notizie e alla volatilità”, dice Antonio Satta di Franklin Templeton Investments. “La volatilità dopo la Brexit è durata una giornata e l’unica conseguenza certa sembra l’aumento dell’inflazione inglese che probabilmente ci sarebbe stata comunque, anche se più lenta. Questo conferma che dopo eventi simili bisogna continuare a investire come prima, essendo preparati, avendo idee chiare sul proprio grado di rischio e sulle proprie prospettive di guadagno e, nel caso dei privati, affidandosi a consulenti esperti, perché oggi in finanza non è più possibile il fai da te”.

“Brexit, se e quando ci sarà effettivamente”, aggiunge Mario Fumei, consulente finanziario FinecoBank, “potrebbe creare problemi nei rapporti fra Stati, in particolari quelli che hanno un forte interscambio con la Gran Bretagna come la Germania; per questo è probabile che il processo rallenti. Per il momento le conseguenze sono molto soft e gli effetti sui mercati saranno scarsi e si vedranno, forse, solo quando ci sarà l’effettiva richiesta di uscita da parte di Londra”.

“L’impatto della Brexit sulle stime di crescita non può che essere incerto nella sua entità”, ha detto Roberto Semolic di Bcc Risparmio Previdenza Sgr, ” l’interazione tra effetti economici (relazioni commerciali Uk-Ue) e politici (rischio di proliferazione di movimenti anti Ue e anti-euro) può portare effetti amplificati. Non sembrano comunque esserci dubbi sulla direzione degli effetti: minore crescita economica. L’impressione, però, è che le risposte delle banche centrali potranno aiutare il contesto a stabilizzarsi nel breve termine, mentre nei prossimi 1-2 anni saranno le risposte dei governi quelle cruciali per impedire crisi di fiducia nel progetto europeo. Se queste risposte ci saranno si potrà essere ottimisti sul futuro, perché i dati macroeconomici mondiali confermano la prosecuzione del trend di crescita anche nell’area euro, grazie a economie meno squilibrate rispetto al periodo pre-crisi Lehman Brothers”

Quali sono le direttrici di investimento sulle quali possono orientarsi gli investitori con un minimo di fiducia?

“Le valutazioni azionarie”, ha sostenuto Semolic, “sono attraenti, in particolare per l’Eurozona. In termini di equity premium il valore è ampiamente sopra la media degli ultimi 10 anni (intorno al 6,75%). Il premio al rischio è elevato per l’Eurozona in virtù di un ciclo economico ancora incerto e per l’incertezza legata alle prospettive del progetto europeo. Se la Brexit sarà da stimolo per un salto di qualità nelle politiche europee, i mercati dell’Eurozona si mostreranno, dunque, migliori rispetto alle altre macro aree. Discorso a parte per il Giappone, che potrebbe essere la vera sorpresa positiva in quanto, dopo che il governo Abe ha acquisito una maggioranza più stabile, si sono create le condizioni per interventi di stimolo più aggressivi. Con riferimento ai settori, una normalizzazione del contesto, con curve dei rendimenti più ripide, potrebbe favorire il settore bancario europeo, le cui valutazioni rimangono notevolmente a sconto”.

“Se pensiamo alle linee strategiche degli investimenti”, ha ribadito Fumei, “negli Stati Uniti la Borsa, se guardiamo soprattutto al rapporto prezzo utili, è a livelli molto elevati arriviamo da anni e anni di crescita dei mercati e, quindi, i margini per investire sono risicati, i mercati europei hanno qualche possibilità di crescita in più e, quindi, si può investire gradualmente tenendo presenti i problemi dei quali abbiamo parlato, il Giappone ha qualche chance interessante, ma i veri luoghi dove investire, secondo me, sono i mercati emergenti salvo che non si verifichi un forte rialzo del dollaro che potrebbe portare a problemi sui debiti dei Paesi emergenti e a una nuova possibile forte svalutazione della moneta cinese che sarebbe costretta ad abbandonare la ristretta banda di oscillazione col dollaro”.

“Noi adoperiamo un sistema quantitativo che misura la forza dei mercati”, ha concluso Turissini, “e secondo il nostro sistema i primi quattro segmenti supportati dai dati sono, nell’ordine, i titoli minerari, compreso l’oro, i titoli indiani, il settore energetico e quello dell’acqua. Interessante, infine – ha concluso – è il tema del petrolio dove la capacità tecnologica di produzione è migliorata molto e, quindi, si avrà un equilibrio dei prezzi in ribasso, ma ciò non significa che non ci possano essere guadagni nel settore”.

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