Brexit: quali conseguenze per l’export italiano?

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Brexit: quali saranno le conseguenze per l’export italiano e quali gli impatti sulla gestione del rischio aziendale? Nel settore assicurativo si attendono nuovi investimenti che potrebbero verificarsi se l’IVASS si adeguasse in tempo agli standard del regolatore UK.

Il Regno Unito che ha scelto il “leave” determina un nuovo scenario anche sotto il profilo della gestione del rischio aziendale. Attualmente UK rappresenta un mercato molto rilevante per l’export italiano, con buoni profili di rischio ed elevate opportunità. Secondo i dati ISTAT, le esportazioni italiane verso i territori inglesi hanno raggiunto nel 2015 un valore di 22,5 miliardi di euro, segnando un + 7,4% rispetto all’anno precedente. La percentuale ha continuato a salire anche nei primi quattro mesi del 2016, con un + 1,1%. L’esito del referendum avrà inevitabili ripercussioni sul rapporto commerciale tra i due paesi, in parte ancora da definire nel corso dei prossimi due anni. Alcuni analisti hanno ipotizzato, sulla base degli scenari macroeconomici proposti da Oxford Economics, quali saranno le conseguenze della Brexit.

“Se la Gran Bretagna avesse deciso di rimanere nell’Unione Europea, ad esempio secondo le previsioni di Sace, l’export italiano avrebbe messo a segno una crescita media annua del 5,5% nel periodo 2017 – 2019”,  commenta Alessandro De Felice, (nella foto) presidente di ANRA, associazione che raggruppa i risk manager e i responsabili delle assicurazioni aziendali. “Concretizzata la Brexit queste stime potrebbero essere riviste al ribasso di circa 1-2 punti percentuali nel 2016 (fino a 500 milioni € in meno). L’impatto negativo aumenterà probabilmente nel tempo: i termini della negoziazione dell’uscita saranno decisivi per evitare una diminuzione dell’attrattività del Regno Unito. Una vittoria del “leave”, oltre che sulle esportazioni inglesi, influirà al ribasso anche sul PIL del Paese: se le previsioni senza Brexit indicavano per il 2016 una crescita del 2,3%, la cifra potrebbe fermarsi ora all’1,8%. Numerose altre variabili, come il tasso di politica monetaria e la sterlina, saranno influenzate negativamente. Sono molte le incognite che accompagnano il dopo voto. Il Paese dovrà affrontare le conseguenze di una scelta difficile e a lungo dibattuta”.

Entrando nel merito del settore assicurativo, la preoccupazione per una possibile vittoria del “leave” era stata espressa chiaramente già nelle scorse settimane, da più fonti. FERMA si era fatta portavoce dei timori della comunità dei risk manager, mentre all’inizio della settimana 20 associazioni assicurative europee, esprimendo l’opinione condivisa dalla maggior parte del settore, avevano sottoscritto una lettera a supporto del “remain”, spiegando le ragioni per cui questa scelta sarebbe stata la più conveniente sia per i professionisti inglesi sia per quelli europei.

“A favore della permanenza in Europa erano anche, sul territorio britannico, molti gruppi influenti quali i Lloyd’s, l’International Underwriting Association (IUA), la British Insurance Brokers Association e l’Associazione degli Assicuratori Britannici “, continua De Felice. “L’esito del voto si ripercuoterà sul loro operato sotto diverse prospettive. Fra quelle che destano maggiore preoccupazione c’è l’aspetto normativo. Fino ad adesso gli assicuratori inglesi hanno dovuto seguire le regolamentazioni imposte dall’UE, fra cui Solvency II, ma come si muoveranno nei prossimi anni? Un altro punto oscuro è legato alla probabile revoca della possibilità, finora concessa ai professionisti inglesi in virtù del loro status europeo, di sottoscrivere polizze in un altro stato membro senza la necessità di avere una succursale in quel territorio. Sono da considerare anche le implicazioni sui programmi assicurativi globali. Le leggi sulla libera circolazione dei servizi in Europa permettono alle aziende, qualora una polizza offerta da un sottoscrittore locale sia non adeguata o troppo onerosa, di rivolgersi ad operatori di altri paesi, anche per assicurare rischi locali. Se le barriere commerciali verranno ripristinate, è molto probabile che quest’opzione non esisterà più. Sulla base di tali ragionamenti, e con il timore che la Brexit possa danneggiare pesantemente il mercato londinese, già prima del voto molti grandi player internazionali, quali ad esempio AIG e Aon, avevano paventato la possibilità di spostare il proprio centro operativo da Londra ad altre città”.

“Tuttavia, la Brexit non deve essere vista solo come un rischio, ma anche come un’opportunità per il settore assicurativo. Qualora si ponessero delle condizioni di facilitazione gestionale e burocratica, il regolatore italiano l’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) dovrebbe sfruttare l’occasione per adeguarsi agli standard dell’ente omologo UK, per esempio snellendo le procedure, così da attrarre investimenti del settore e sedi di servizi assicurativi in libera prestazione”, conclude De Felice .

La preoccupazione per le conseguenze del “leave” è forte anche tra le aziende, molte delle quali nei mesi scorsi hanno strutturato dei piani di emergenza per fronteggiarne le conseguenze. I timori non si limitano all’andamento finanziario del mercato, tra i primi a risentire della decisione. Le incognite riguardano anche, ad esempio, l’area delle risorse umane: le compagnie internazionali dovranno rivedere la situazione legale dei propri dipendenti nel Regno Unito, discutendo su nuove basi le questioni salariali e di migrazione. Ci saranno probabili cambiamenti nelle tasse e nei dazi. Le operazioni di fusione e acquisizione attualmente in fieri dovranno essere ristrutturate su nuove basi. Sono tutti aspetti che influenzeranno l’operato dei risk manager, chiamati a supportare le proprie aziende nei prossimi due anni di fronte ai nuovi scenari che si stanno delineando.

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