BPM e Banco. Chi ci guadagna di più? Intanto i titoli vanno giù

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Bpm-Banco: via libera a fusione, nasce terza banca italiana. Ma chi ci guadagna?
BPM è una banca solida, sta bene. Ha i conti a posto. Per Verona è necessario un aumento capitale da 1 mld.

Anche se questo matrimonio è già stato deciso con il viatico e la benedizione del ministro Padoan oltre che della Bce, quello tra Banca popolare di Milano e Banco Popolare sembra più che altro un matrimonio riparatore. Entro fine anno, nascerà così la terza banca italiana, dietro Unicredit e Intesa, con una capitalizzazione di 5,5 miliardi di euro, 2.500 sportelli e 4 milioni di clienti. L’accordo è stato presentato agli analisti mentre i titoli sono stati riammessi agli scambi e sarà Piazza Affari

Ma intanto bisogna tagliare l’esposizione Npl di 10 miliardi. Il piano riguarda 10 miliardi di Npl lordi, come ha osservato l’a.d di Bpm, Giuseppe Castagna. “Abbiamo pensato di usare il ricavato netto dell’aumento di
capitale per la riduzione della tasso di copertura” e ”ci posizioneremo al 12,5% di Cet 1 phased-in, più o meno al livello del primo peer che è al 13%”, ha aggiunto facendo riferimento ma non citandola a Intesa Sanpaolo.  ”Avremo un tasso di copertura delle sofferenze al 62,1% e del totale dei crediti deteriorati al 48,5%, superiore al primo peer” ha proseguito leggendo le slides durante la presentazione della fusione agli analisti. ”Vogliamo far partire la banca ai libelli più alti del sistema”, ha concluso Castagna. A sbloccare l’impasse e a consentire il varo della fusione è stata la disponibilità del Banco a rafforzare il patrimonio. Lo farà con un aumento di capitale da 1 miliardo, già garantito da Mediobanca e Bofa-Merrill Lynch, che hanno affiancato Verona in questi mesi come advisor (Lazard e Citi hanno assistito invece la Milano). La manovra, da realizzare per fine ottobre, prima del via libera alle nozze dalle assemblee, che si terranno entro il primo novembre, ha soddisfatto la Bce, fin qui rigida nei paletti posti al progetto. Dalla vigilanza europea è arrivato un “via libera informale.

MA LA BORSA NON CI CREDE

E mentre è ancora in corso la presentazione del progetto di fusione in  Piazza Affari Bpm perde il 3,24% a 0,69 euro, mentre il Banco cede il 3,98% a 6,99 euro. Tra le diverse indicazioni emerse l’inizio della redazione di un piano industriale dopo Pasqua e il taglio di 10 miliardi delle attività deteriorate al 2019..

Per un via libera formale all’operazione bisognerà aspettare che le due banche presentino un business plan. E gli analisti sono tutti pronti alla valutazione. Quanto al protocollo d’intesa per la fusione sottoscritto oggi, prevede la nascita di una capogruppo (una Spa con un sistema di governance tradizionale) controllata al 54% dagli azionisti del Banco e per 46% dai soci di Bpm. Avrà due teste (headquarters) uno a Verona e uno a Milano: sede legale nel capoluogo lombardo e amministrativa nella città veneta. E’ previsto poi che Bpm conferisca a una banca-rete gli sportelli nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Lecco e Varese.
Tale controllata avrà sede legale e amministrativa a Milano e dopo tre anni verrà incorporata nella nuova capogruppo. Il Cda del nuovo gruppo bancario sarà composto da 19 amministratori (poi scenderanno a 15), avrà come a.d Giuseppe Castagna e come presidente Carlo Fratta Pasini mentre Saviotti sarà presidente del comitato esecutivo.

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