Milano guida il boom delle startup innovative

E’ ancora il Milano la capitale italiana delle startup innovative; ma in tutto il Paese la verve di queste nuove imprese sembra prendere piede. Questo, in sintesi, quanto affermerà il segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi, in una apposita audizione che si terrà nelle VI e X commissione della Camera dei deputati.

A sostenere questa tesi sono i dati ufficiali della sezione speciale del Registro delle imprese delle Camere di commercio e un’indagine promossa da Unioncamere e ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior.

Italia unità – Dalle due diverse fonti emerge un dato comune: il Paese, in materia di numero di imprese innovative, cresce più o meno dello stesso passo. Le 3200 startup, che crescono a doppia cifra, sono sì più presenti al Nord, ma anche al Centro e nel Mezzogiorno si stanno ritagliando la loro fetta di mercato.

Milano resta la città più florida e dinamica (con 470 realtà), seguita da Roma (270) e Torino (174); ma crescono anche le province più piccole, come Trento, o con maggiori problemi di sviluppo, come Napoli, dove se ne contano 96. Bilancio positivo anche per Cagliari, sullo stesso livello di Padova.

Così come il trend è comune, anche i problemi sono condivisi. Secondo le analisi, a soffocare molte di queste startup sono la burocrazia asfissiante e un difficoltoso accesso al credito.

“Occorre intervenire con un approccio improntato alla semplificazione (utilizzando al meglio le norme e le strutture efficienti che già esistono) e alla sostenibilità economica nel tempo, anche per il bilancio pubblico, delle misure affinché possano diventare strutturali”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.

Cosa fanno? – oltre tre quarti delle imprese innovative è attivo nel settore dei servizi, poco più del 18% nell’industria e il 4% nel commercio. Quattro imprese su 10 operano nelle attività terziarie più fortemente legate alle nuove tecnologie (produzione di software, consulenza informatica e servizi di informazione), mentre una quota del 16,7% si occupa di ricerca&sviluppo.

All’interno del settore manifatturiero, la prevalenza va all’Ict, ossia a quei comparti che sviluppano la parte hardware (fabbricazione di computer) e le altre tecnologie di base (strumentazioni elettriche ed elettroniche). Stentano ancora a decollare l’energia e il sociale, due campi che il legislatore ha privilegiato riservando loro ulteriori incentivi.

Le start up energetiche pesano poco più del 12% (388 unità), mentre quelle a vocazione sociale costituiscono circa il 3% del totale.

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