BMO fa il punto sui mercati emergenti

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BMO Global Asset Management fa il punto sui mercati emergenti. Rispetto ad altre asset class, le azioni dei mercati emergenti hanno attraversato una lunga fase caratterizzata da bassi rendimenti. BMO ritiene che l’asset class rappresenti un investimento interessante nel lungo termine, a condizione di adottare un approccio selettivo.

Secondo BMO in questo mercato un approccio attivo consente di individuare le società di qualità con caratteristiche
difensive, con bilanci solidi, elevata redditivitaà del capitale investito e un free cash flow stabile e in aumento.
In media, le imprese dei mercati emergenti possono non presentare queste caratteristiche, pertanto siamo convinti – dice BMO –  che un approccio attivo sia essenziale. In un universo che comprende piu’ di 3.000 societa’ quotate con una capitalizzazione di mercato di oltre USD 1 miliardo, una selezione dei titoli di tipo ‘bottom-up’ permette di
costruire un portafoglio di azioni di alta qualita’ con valutazioni interessanti. Ci avvaliamo di una ricerca
proprietaria per inserire nei portafogli solo i titoli in cui crediamo maggiormente, le migliori idee che a nostro avviso beneficeranno dei trend di lungo periodo della domanda nella regione.

Le Nazioni Unite prevedono che nei prossimi 15 anni la popolazione in eta’ lavorativa nei mercati emergenti (Cina esclusa) raggiungerà circa 700 milioni di persone. Inoltre, Boston Consulting Group stima che tra il 2010 e il 2030 la popolazione nelle grandi citta’ dei mercati emergenti crescerà di 1,3 miliardi di persone. Questi driver di lungo periodo continueranno a generare profit pool ampi e in espansione. Nelle Filippine il consumo pro capite di te’ pronto da bere si attesta a 2,1 litri all’anno, a fronte di una media asiatica annua di 15,3 litri. Cio’ si traduce in un
contesto favorevole sul fronte della domanda per Universal Robina Corporation (URC), leader nel settore dei consumi delle Filippine, con una quota di mercato del 74%. In India, il consumo pro capite di sigarette e’ pari all’11% della media mondiale, a vantaggio di ITC, che detiene una quota di mercato dell’80%.

Queste società beneficiano di trend di lungo periodo e, soprattutto, hanno accumulato un vantaggio
netto che consente loro di generare margini e rendimenti elevati. Siamo convinti che la solidita’ e la leadership di
questi modelli di business siano i motivi strategici per investire a lungo termine nei mercati emergenti.
Alcuni ostacoli temporanei, come la volatilita’ sul fronte valutario, possono persistere ancora per un certo tempo, ma
finiranno per stabilizzarsi e i consumatori continueranno a utilizzare e ad acquistare beni di prima necessita’, come lo shampoo e i latticini, indipendentemente dal rallentamento della crescita globale. Riteniamo che le recenti turbolenze abbiano offerto opportunita’ per rafforzare le posizioni preferite a valutazioni interessanti: un approccio che, a nostro avviso, e’ molto piu’ ragionevole che introdurre un’esposizione ai mercati emergenti in modo meno selettivo.

 

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