Banche: così potrebbero evitare il bail in

Bail in

Per salvare le Banche evitando il “bail in” c’è un cavillo in più. Ovvero? Facendo stress test possibili le “ricapitalizzazioni cautelari” . Una eccezione alla regola, anche se si tratta della temuta regola europea del “bail in” sulle banche.

Roma e Bruxelles stanno lavorando su questo cavillo e possibilità per cercare una soluzione all’intricato nodo delle
banche. A rimettere urgenza a questo problema irrisolto è stata l’ondata di volatilità dei mercati innescata dal voto per la Brexit, che ha colpito in maniera particolarmente dura il comparto bancario della Penisola come sta succedendo prprio oggi con titoli sospesi per ore, come la periferia dell’area euro in generale. L’ostacolo che ci si trova di fronte è esplicitato nel modo forse più chiaro nelle considerazioni preliminari alla direttiva europea sulle crisi bancarie (la Brrd, o Bank Recovery and Resolution Directive).

“I piani di risanamento e di risoluzione – si legge – non dovrebbero presupporre l’accesso a un sostegno
finanziario pubblico straordinario né esporre i contribuenti al rischio di perdite”.Il problema è che l’alternativa sarebbero le procedure di autosalvataggio, il famigerato “bail in”. Ed è proprio quello che si vuole evitare: ricascare nel ginepraio esploso a fine 2015 con il bail in di quattro banche in dissesto. Ma è sempre nella suddetta direttiva Ue che si trova anche ciò che potrebbe assicurare una soluzione. “La fornitura del sostegno finanziario pubblico straordinario non dovrebbe attivare la procedura di risoluzione quando, a titolo di misura cautelare, uno Stato
membro rileva una quota di partecipazione azionaria di un ente, anche di proprietà pubblica, che soddisfa i suoi requisiti patrimoniali”.”Ciò può verificarsi – prosegue il testo approvato dal parlamento Ue – ad esempio, quando un ente deve raccogliere nuovo capitale a causa dell’esito di prove di stress basate su scenari o di un esercizio equivalente svolti da autorità macroprudenziali che comprenda il requisito di preservare la stabilità finanziaria in un contesto di crisi sistemica, ma l’ente non è in grado di raccogliere capitale sui mercati privati”.

In soldono l’Italia potrebbe trovare una finestra di opportunità per intervenire con gli imminenti nuovi stress test europei. I risultati di queste simulazioni verranno diffusi il 29 luglio e coinvolgono le cinque maggiori banche italiane. E questo non precluderebbe ricapitalizzazioni “cautelari” a favore delle altre, più piccole: l’agenzia Fitch,
ad esempio, rileva in una nota di analisi come potrebbero essere sottoposte a stress test della Banca d’Italia “per risultare ammissibili a ricapitalizzazioni precauzionali in base alla Brrd” . L’articolo 32 della direttiva prevede che eventuali misure di sostegno siano “limitate alle iniezioni necessarie per far fronte alle carenze di capitale stabilite nelle prove di stress a livello nazionale, dell’Ue o di Stati membri, nelle verifiche della qualità delle attività o in esercizi analoghi condotti dalla Banca centrale europea, dall’Eba – l’Autorità bancaria europea – o da autorità nazionali, se del caso, confermate dall’autorità competente”. Intanto le ricostruzioni del Financial Times, che sosteneva come il presidente del consiglio sarebbe stato pronto a “sfidare” l’Ue sulla questione, non hanno trovato conferme, anzi. Fonti di Palazzo Chigi hanno sottolineato come il premier abbia appena chiarito di prediligere soluzioni di mercato rispetto alle vigenti regole europee.

Semmai la “sfida” italiana all’Ue è su crescita, investimenti, cittadinanza, immigrazione e lotta alla disoccupazione.Per parte sua la Commissione europea ha confermato di avere un dialogo in corso con l’Italia sulle banche, e che vi sarebbero “diverse soluzioni” praticabili. “Siamo in contatto con le autorità italiane – ha affermato Ricardo Cardoso, portavoce sulle questioni della concorrenza in commissione europea – e sulla sulla base di casi precedenti ci sono diverse di soluzioni che si potrebbero praticare, che sarebbero pienamente in linea con le regole Ue, per affrontare eventuali carenze di liquidità o di capitale, senza che vi siano effetti avversi per gli investitori.

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