Assolombarda. Gioia e dolori delle aziende milanesi
alle prese con l’internazionalizzazione

assolombarda_tEsistono diversi modi di presidiare i mercati esteri. Oltre alle ben note attività di esportazione e importazione, le imprese milanesi sono attive all’estero mediante canali commerciali (uffici di rappresentanza o filiali di vendita o di assistenza), ma anche con una presenza di tipo produttivo o tramite centri di ricerca. La capacità di agganciare la domanda estera non è solo una semplice possibilità ma è interpretata e perseguita come una reale strategia aziendale.
E’ quanto emerge da una indagine condotta da Assolombarda tra le aziende del milanese. Il 63% delle 3600 imprese che hanno partecipato all’indagine hanno dichiarato di avere rapporti con l’estero.

Le due principali vie di contatto con i paesi esteri corrispondono ai canali dell’export e dell’import, che coinvolgono rispettivamente l’89% e il 62% delle imprese. Nel 2012 cresce sia la quota di imprese che svolge attività di vendita sui mercati esteri sia la quota di quelle operanti oltre confine attraverso le filiali commerciali. La vicinanza geografica dei paesi del vecchio continente e la loro somiglianza al mercato italiano aiutano a spiegare la forte presenza in questi territori. Secondo quando indicato dalle oltre 650 imprese che hanno fornito informazioni dettagliate sulle direttrici geografiche dell’internazionalizzazione, i primi quattro paesi per presenza nel 2012 appartengono all’Europa: in particolare Francia, Germania e Spagna per l’area euro e, di seguito, Regno Unito.

La presenza attiva nel continente europeo non è una forma di chiusura da parte delle imprese milanesi: infatti, il loro sguardo è orientato sempre più intensamente verso i mercati oltreoceano. L’interesse è rivolto alle economie avanzate che crescono di più di quella europea, come gli USA, ma è diretto anche verso altri paesi, come la Cina e la Russia, che hanno tassi di crescita elevati.

Nel 2012 le imprese milanesi internazionalizzate sono attive mediamente in 15 paesi: sono soprattutto le grandi imprese a differenziare il ventaglio di aree in cui operano (mediamente 28 paesi). Ma verso quali mercati si sposterà l’attenzione delle imprese milanesi per il prossimo triennio 2013-15? La futura presenza nei mercati del vecchio continente continuerà a essere forte, ma la domanda stagnante e le politiche restrittive spingono le imprese milenesi a “compiere un balzo” verso i continenti più lontani. L’interesse è rivolto al continente americano, con particolare enfasi verso l’America Latina, e a quello asiatico, dall’India (ma questa non è una novità nella mappa del nostro commercio estero) fino ai nuovi mercati emergenti come, ad esempio, la Corea del Sud.

 Ma cosa allontana le aziende dall’approccio internazionale?

Nonostante le imprese milanesi siano caratterizzate da grande dinamicità e propensione all’export, spesso sono ostacolate. Primo fattore che rema contro le imprese è rappresentato dalla dimensione aziendale: in alcuni casi può essere addirittura il motivo di una mancata internazionalizzazione. Per far fronte a questo ostacolo le imprese scelgono forme di aggregazione (dalle joint venture alle reti di impresa) capaci di generare proficue sinergie.

Un altro elemento critico è dato dagli elevati costi iniziali che devono essere sostenuti per accedere ai mercati esteri. A esso si unisce la difficoltà di operare in paesi culturalmente diversi e poco conosciuti. Questi vincoli possono essere in parte superati ricorrendo ai finanziamenti a medio-lungo termine. Esistono poi servizi di Assolombarda che le imprese milanesi valutano importanti come la ricerca di partner esteri e le analisi di mercato.  Ma non solo. Nel 2012 quasi i due terzi delle imprese si sono rivolte ad almeno un ente tra le associazioni del sistema di Confindustria, banche, sistema Camerale, Regione ed enti preposti al supporto dei processi di internazionalizzazione (Ice, Sace e Simest).

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