A+network chiama a raccolta le Pmi
per affrontare le difficoltà dell’internazionalizzazione

foto_pag_III_a_WEBA+network torna sul tema dell’internazionalizzazione delle Pmi, organizzando un secondo forum sul tema “Internazionalizzazione: scelta obbligata per valorizzare la competitività delle Pmi italiane”. L’evento, preparato in collaborazione con Fondazione Alma Mater, si terrà il 29 novembre 2013 presso il Museo Oratorio dei Fiorentini, sala di rappresentanza della Banca di Bologna. Sponsor dell’iniziativa, assieme a Federmanager, Unindustria Bologna, Econometrica e Workinnetwork. L’internazionalizzazione è una via obbligata per rafforzare la competitività delle aziende italiane. All’estero, la piccola dimensione non aiuta però a superare le tante difficoltà incontrate nell’affrontare nuovi mercati e ogni iniziativa tesa a favorire lo scambio di esperienze diventa preziosa per evitare difficoltà ed errori. Per aggiungere maggiore concretezza e arricchire di contenuti l’iniziativa, A+network ha avviato un progetto di ricerca che ha come principali obiettivi la verifica del percorso seguito dalla Pmi nel processo d’internazionalizzazione, e la comprensione delle leve utilizzate e degli ostacoli che la Pmi deve superare per assicurarsi la competitività in un mondo sempre più globalizzato.

L’indagine, curata da Rci di Milano, è stata realizzata anche grazie ad alcuni associati di A+network, – www.aplusnet.it – che hanno accumulato esperienze di internazionalizzazione vissute da imprese dell’Italia settentrionale e che parteciperanno in modo attivo a tutte le fasi di approfondimento e interpretazione dei risultati.

Ma quali sono i principali ostacoli incontrati dalle Pmi per sviluppare una maggiore internazionalizzazione?

“Distinguerei tra ostacoli interni ed esterni all’impresa; quelli esterni dipendono dall'”ambiente” in cui l’impresa opera, e dal sostegno che riesce a ricevere da esso: istituzioni pubbliche, banche, imprese di servizi, ecc”, rispondono due dei curatori della ricerca Marco Spinedi, (titolare dello Studio Spinedi di Bologna, specializzato in analisi, ricerca e assistenza logistica) socio di A+network dal 2008, e Marco Diotalevi, (consulente di direzione) socio di A+network dal 2012 “come noto, al contrario di Francia, Germania e ora perfino gli Stati Uniti, l‘Italia non brilla per capacità promozionali del cosiddetto sistema-Italia; fra quelli interni alla stessa impresa, i principali sono le limitate risorse finanziarie, le ridotte dimensioni aziendali, ma soprattutto, la scarsa conoscenza dei mercati esteri; spesso si affronta l’internazionalizzazione in modo superficiale e casuale, senza seguire un “percorso verso l’internazionalizzazione” che dovrebbe prevedere fra le altre cose approfondimenti e studi che dovrebbero servire a conoscere per poter scegliere con cognizione di causa dove andare, con quali modalità, per fare o vendere che cosa”.

Cosa si intende per internazionalizzazione: esportare all’estero o produrre e commercializzare all’estero?

“Intanto andrebbe definito cosa si intende per estero, l’Europa continentale o almeno l’area dell’Euro dovrebbe sempre meno considerarsi estero, alla stessa stregua di un’impresa della California che certamente non considera un’esportazione una vendita in Illinois; è ancora un concetto difficile da digerire per le nostre Pmi, ma prima o poi forse ci arriveranno; naturalmente questo implica in primo luogo una conoscenza non scolastica dell’inglese, lingua internazionale per eccellenza, altro limite di molte Pmi. Detto questo, esportare beni e servizi all’estero vuol dire sostanzialmente essere presenti con continuità sui mercati internazionali. Per commercializzazione si dovrebbe intendere un qualcosa di più che riguarda anche l’organizzazione di una propria rete distributiva (e relativa assistenza), importante nel caso di vendita di prodotti destinati al consumatore finale; non occorre ovviamente averne la proprietà diretta, ma è necessario saperla gestire attraverso adeguati contratti di fornitura di servizi da parte di un partner specializzato. L’investimento diretto in impianti produttivi veri e propri è qualcosa di molto più impegnativo sia sul piano finanziario che soprattutto organizzativo e manageriale che richiede notevoli capacità imprenditoriali e una programmazione adeguata”.

Quali sono i plus che le Pmi italiane possono vantare per crearsi spazi commerciali all’estero?

Molto spesso le stesse che servono anche in Italia, visto che vivamo in un mercato aperto: qualità dei prodotti / servizi, serietà ed affidabilità, competenze e capacità del management, ma anche flessibilità alle esigenze del cliente, creatività nel trovare soluzioni. ecc. E’ difficile che una Pmi italiana riesca ad avere successo all’estero se non ha alle spalle una solida presenza (e buoni risultati) in Italia, il mestiere non si improvvisa e il colpo di fortuna può funzionare una volta, ma difficilmente due; la differenza sull’estero la fanno soprattutto quei fattori citati in precedenza, a cominciare dall’analisi e dalla conoscenza dei mercati che naturalmente nel caso di paesi caratterizzati da economie, ma anche da usi e costumi molto diversi da noi deve essere molto più approfondita; si pensi per esempio al mondo arabo, alla Cina, ma anche all’Africa ed al Sud America”.

Quali sono i settori merceologici (food escluso) che meglio potrebbero essere più competitivi all’estero?

“La nostra ricerca prevedeva solo la differenziazione in macro classi: manifatturiero, processo, servizi. Se dobbiamo rispondere considerando altre ricerche , potremmo rispondere tantissimi. Alcuni tradizionale appannaggio dell’export italiano, citati in mille ricerche fatte sul tema, legati al design, moda, arredamento, ecc.; ma quello che conta, per il contenuto di know-how che si porta dentro e che deriva da professionalità solidamente basate in Italia, pensiamo sia la meccanica, i mezzi di trasporto, ecc. in tutte le sue varie accezioni, dal prodotto finito alla componentistica; è soprattutto in quest’ultimo segmento che si concentra il maggior bisogno di sostegno all’export per le Pmi; la promozione del made in Italy tradizionale ha mille occasioni per essere promosso e sostenuto all’estero ed è già molto conosciuto; chi conosce invece l’altissima professionalità e la qualità dei prodotti di tanta nostra meccanica strumentale, componentistica per auto, macchine per l’industria, ecc.?

Quali sono oggi i Paesi più interessati ai prodotti italiani?

Se consideriamo per estero anche l’Europa, ai primi posti restano sempre Europa occidentale ed orientale, in significativo calo nei prossimi anni, a cui fa seguito il ritorno del Nord America, dopo gli effetti della crisi del 2008, la Russia, il Brasile e la Cina fra i cosiddetti BRICS, previsti in crescita nei prossimi anni”. Tre cose da non fare e tre cose da fare assolutamente se si intende aprire l’ambito commerciale in altri Paesi?Improvvisare, pensare di andare all’estero in via residuale, seguire le “mode” di stampa e giornali: ci sono fior di nostri imprenditori che hanno avuto successo in paesi che non sapremmo neanche posizionare esattamente sulla cartina geografica, perchè si sono mossi con giudizio e razionalità; approfondire e studiare con grande umiltà e consapevolezza dei rischi è la prima cosa da fare; per imprese di dimensione molto piccola può essere un vantaggio cercare di aggregarsi insieme ad altri, eventualmente in reti di impresa; è importante anche guardarsi al proprio interno e decidere in coscienza in che misura si possa andare all’estero solo con le proprie risorse organizzative e manageriali interne o piuttosto non sia meglio dotarsi di una risorsa esterna qualificata, utilizzando ad esempio lo strumento del temporary management“.

A+network è un’ associazione di professionisti e manager nata a Bologna nel 2008, con scopo di favorire lo scambio di esperienze tra i suoi associati e per promuovere la cultura d’impresa. Dal 2012 l’associazione ha indirizzato le sue attività sul tema dell’internazionalizzazione, che approfondisce proponendo dibattiti pubblici con il contributo degli associati che hanno maturato esperienze internazionali, e di importanti testimonianze provenienti da istituzioni, università, industria e consulenza. A+network è una rete di esperti fondata su principi di collaborazione e di condivisione di valori, che offrono servizi di consulenza, project management, temporary management e formazione manageriale nei settori dell’industria, dei servizi e della pubblica amministrazione, che possono essere di supporto anche ai processi di internazionalizzazione della Pmi.

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