Lombard Odier analizza il quadro finanziario (in attesa della Bce)

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C’è grande fermento nel mondo finanziario per conoscere quali strategie la Bce metterà in campo per sostenere la crescita. In attesa di conoscere la posizione di Mario Draghi su tassi, QE e sull’Abs (obbligazioni bancarie garantite da crediti alle imprese), Salman Ahmed, Global Strategist di Lombard Odier Investment Managers, ha analizzato la situazione finanziaria nel Vecchio Continente. Ecco i suoi spunti:

 

Vista la realtà favorevole generata dall’attuazione del QE, oggi la BCE si prepara a somministrare un’altra dose di allentamento delle politiche monetarie. Secondo noi, comprenderà molto probabilmente un ulteriore acquisto di obbligazioni sovrane, alimentato dalla stampa di nuova moneta (circa 70 milioni di euro al mese e ampliamento del programma fino a settembre 2017) e un maggiore taglio del tasso di deposito (circa 20bps a -40 bps). Inoltre, potremmo assistere a qualche guizzo di creatività per mitigare il fenomeno “soglia zero” dei tassi d’interesse nominali (e le possibili conseguenze impreviste). È probabile che la BCE scelga la via degli oneri bancari in due fasi per affinare ulteriormente la definizione di “denaro”, in relazione al sistema finanziario. In questa fase resta da vedere se la BCE amplierà la portata del suo programma di acquisto comprendendo anche asset rischiosi, ma gli eventi degli ultimi anni mostrano che di questo si parlerà molto probabilmente più avanti, nel caso di un nuovo allentamento della politica monetaria.

Proprio come nel caso del crollo delle leggi naturali in un buco nero (almeno per come le abbiamo intese finora), riteniamo che anche gli investitori nell’universo del fixed income si trovino a vivere in un mondo nuovo nello scenario globale. Innanzitutto, le banche centrali sono diventate gli attori dominanti a entrambe le estremità long e short delle curve dei titoli governativi e dunque, per estensione, dell’intero spettro di asset rischiosi. Dal nostro punto di vista, è probabile che restino tali. 

Visto il prolungato uso dei programmi di QE, associato a un contesto di crescita globale debole negli ultimi anni, tutti gli investitori sono stati obbligati a “radunarsi” tutti nei titoli obbligazionari, basati nella maggior parte dei casi sulla capitalizzazione di mercato (questo è dimostrato dalle gamme di prodotti e dai flussi di asset dei principali gestori). Crediamo che si tratti di una situazione molto malsana per due motivi. C’è una maggiore probabilità che gli shock rispetto alle aspettative vengano amplificati, sia per le posizioni comuni, sia per la ridotta capacità del settore bancario di assorbire eventuali forti shock di liquidità, diretta conseguenza di regolamenti più severi.”
“Ad alto livello, pensiamo che una prolungata disinflazione/bassa deflazione in un mondo caratterizzato da eccesso di debito e sovra-capacità resti lo scenario di fondo.

Viste tutte queste profonde tensioni e problematiche, pensiamo che gli investitori nell’universo obbligazionario debbano affrontare la ricerca del rendimento con prudenza, con una valutazione realistica della miriade di rischi di coda che devono essere direttamente integrati nel processo di investimento. Lombard Odier IM è fortemente orientato a usare i fondamentali del credito sottostante per costruire i portafogli fixed income. Questo è un esempio in cui diventa palese l’attuale debolezza (dal nostro punto di vista) dell’uso della capitalizzazione di mercato (o il criterio entità/prezzo del debito in essere) per determinare le allocazioni obbligazionarie.

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