Dimissioni: dal 12 marzo sarà difficile senza il pin

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Dimissioni più complicate dal 12 marzo. Entrano in vigore nuove regole. Per chi lascia il posto di lavoro infatti sarà necessario aver avuto un pin dell’Inps e i codici di accesso sul sito ClicLavoro

Per chi ha intenzione dalla prossima settimana di rassegnare le proprie dimissioni dal post di lavoro, si sta delineando una situazione paradossale. Il D-day è stabilito per il 12 marzo ma servirebbe una proroga. Le nuove procedure per le dimissioni volontarie da quel momento in poi dovranno avvenire per via telematica. Ma ancora è tutto un caos. E le rimostranze avanzano inesorabili compatte. Come quella della Confartigianato del Veneto. A temere il crearsi di una situazione a dir poco kafkiana è il suo presidente, Luigi Curto. “Abbiamo avuto una media di 120 mila dimissioni volontarie all’anno. Il sistema è troppo cervellotico. È necessario un atto di coraggio: fermare le macchine con una proroga di almeno sei mesi. E trovare una soluzione più semplice e meno burocratica”.

COSA POSSONO FARE I PATRONATI E GLI ENTI PREPOSTI

Le nuove norme sulle dimissioni sono state introdotte dal decreto legislativo 151 dello scorso anno secondo cui chi si vuole dimettere dovrà chiedere all’Inps un codice pin. Poi dovrà collegarsi al portale www.cliclavoro.gov.it. sul quale dovrà ottenere delle credenziali di accesso al sito del ministero del Lavoro www.lavoro.gov.it. Chi non vorrà fare da solo potrà rivolgersi a patronati, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione ed enti bilaterali.
La nuova procedura è stata introdotta per eliminare una volta per tutte la pratica delle dimissioni in bianco: datori di lavoro che fanno firmare le dimissioni già al momento dell’assunzione per poi tirarle fuori dal cassetto a propria discrezione. Con il nuovo sistema il modello con cui si comunicano le dimissioni sarà salvato e associato a un codice identificativo e alla data di trasmissione. Dati che saranno richiesti quando il lavoratore procedesse alla revoca delle dimissioni stesso entro 7 giorni.
“Capiamo la buona intenzione ma il rischio è che così si complichi troppo la vita alle imprese e si generi notevole confusione”, dice Paolo Citterio, presidente di Gidp, associazione dei direttori risorse umane. “Che cosa succederà se le dimissioni non vengono comunicate seguendo la procedura in ogni passaggio? Le modalità andrebbero semplificate”..

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