Bertani (Cineas): “27% in più di utili per le aziende che investono nel Risk Manager”

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Nel prossimo giugno è prevista la pubblicazione del 4°Osservatorio Risk Management sulle Medie Imprese italiane realizzato da Cineas – consorzio universitario fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 che si occupa di diffondere la cultura del risk management – in collaborazione di Mediobanca.
Il rapporto sul controllo dei rischi delle medie imprese, effettuato lo scorso anno ha preso in esame imprese con un fatturato di circa 65 milioni di euro, in cui la quota dell’export vale il 45%,e con una media di oltre 165 dipendenti e una redditività industriale del 20-30% superiore rispetto a quelle che trascurano il rischio. Lo scorso anno le imprese prese che hanno risposto all’indagine sono state 257 composte da una forza lavoro compresa tra 50 e 499 unità; un fatturato netto non inferiore a 15 milioni e non superiore a 330 milioni di euro, valutato a livello consolidato (parametri 2012); un assetto proprietario autonomo, riconducibile a controllo familiare.

Per conoscere le novità riguardanti l’indagine del 2016 appena iniziata abbiamo intervistato al presidente Cineas, Adolfo Bertani.

Domanda. A chi si rivolgerà la vostra nuova indagine e quali saranno le idee guida?
Risposta. L’indagine 2016 si rivolge alle medie imprese industriali quelle il cui  fatturato è compreso tra i 30 e i 350 milioni annui. In totale in Italia ci sono 374 000 aziende per questo abbiamo deciso di non valutare le cosiddette piccole e micro imprese ma solo le medie che hanno esigenze diverse dalle grandi e dalle micro aziende.
Il principio che guiderà il nostro lavoro sarò quello di capire l’evoluzione della tematica sul controllo dei rischi. Faremo domande sulla sensibilità delle aziende rispetto ai rischi, sugli investimento nel settore, ma ne verrà fuori un film non una fotografia statica, nel senso che saranno numerosi gli item su cui ci confronteremo con le aziende.
D. Introdurrete nuove tematiche?
R. Certo cercheremo di capire i cambiamenti e le innovazione delle imprese rispetto a tre grandi aree di rischio derivati dall’attualità. Il primo sarà il rischio terrorismo e riguarderà i rischi dettati dai cambiamenti socio politici di alcune aree del mondo. Il secondo riguarda i rischi rispetto ai cambiamenti climatici,  un tema ampiamente dibattuto a livelli internazionale vedi le alluvioni sempre più frequenti e la crescita dell’inquinamento come quello cinese.
Il terzo riguarda il rischio derivato dall’ Internet of thinks, la domotica, robotica, i droni.
D. Qual è il referente in azienda a cui rivolgete le vostre domande?
R. Direttamente ai responsabili dell’azienda, i ceo, l’ad. Non inviamo le nostre domande agli specialisti del rischio.
Il risk manager fa parte di una cultura prettamente anglosassone. Il controllo dei rischi non è un fatto strategico di breve respiro, è una mentalità, un modo di pesare, ha una prospettiva lunga. una visione di medio lungo termine.
Nel mondo delle imprese ci sono persone che si occupano di stipulare contratti con le Assicurazioni, che tratta con compagnie e broker assicurativi, come se bastasse una polizza per mettersi al riparo dei rischi. Ma non basta.
D. Cosa bisognerebbe fare per cambiare mentalità?

R. I segnali positivi non mancano. La legge 68/2015 ha rinnovato lo scenario della responsabilità penale in materia ambientale delle aziende accentuando le pene e le responsabilità del responsabile d’aziende. Soprattutto in ambito sanitario le cose si sono evolute molto velocemente. Oggi c’è l’obbligatorietà del controllo rischi in tutti gli ospedali italiani. Le nuove norme sono un acceleratore della cultura che deve continuare a crescere. Un altro segnale della maggiore sensibilità è dato dal numero degli iscritti ai nostri otto master. Lo scorso anno sono stati più di 200 i rappresentanti delle imprese che hanno seguito tutto l’iter. Il 60% proveniva dal centro nord, dalle imprese industriali ma anche dal mondo assicurativo e delle società di consulenza offrono servizi risk manager anche alle piccole imprese in outsourcing. Tredici anni fa Cineas è stata la prima a finanziare la cattedra di Global Risk Management con il Politecnico di Milano. Nell’ambito della sanità stiamo cercando di inserire nell’ambito della facoltà di medicina la materia Risk Hospital visto che le compagnie di assicurazione non assicurano più gli ospedali.

D. Ma non ci sono obblighi europei a cui ci dobbiamo attenere?
R. No l’Europa non ci obbliga a nulla. Siamo l’unico paese che non ha una norma che regoli i finanziamento su danni e le calamità naturali. Cineas ha valutato le richieste di risarcimento dei terremotati dell’Aquila. Si è trattato di circa 20 mila pratiche per un totale di 3 miliardi di risarcimenti richiesti. Bene abbiamo fatto risparmiare circa 400 milioni di euro allo Stato.
D. Sono in aumento anche gli attacchi informatici. Il cyber crime, la sottrazione o cancellazione di dati sensibili. Come rispondono le imprese?
R. Gli attacchi informatici e che riguardano internet in genere sono sempre più numerosi ma c’è ancora poca sensibilità da parte del mondo industriale italiano a differenza delle imprese tedesche che contro il
cyberisk sono all’avanguardia. Non dimentichiamo inoltre la sicurezza della propria reputation che è basilare. Pensiamo alla compagnia aerea Germanwings o alla Costa Crociere destinate a scomparire come immagine e forse anche a livello industriale.  C’è un’altra area importante a cui le aziende non pensano la capacità di attrarre e trattenere i talenti migliori. Un valore aggiunto enorme, un potenziale da custodire. All’estero questo rischio è molto più sentito che da noi.
D. Ma che vantaggi possono trarre le aziende a spendere e investire nella figura del risk manager?
R. Questa spesa è’ quasi sempre vista come un costo e non come un investimento. Con Mediobanca abbiamo verificato che le aziende che hanno affrontato negli anni questo aspetto hanno ottenuto il 27% di utili in più rispetto a chi non ha una struttura delle gestione dei rischi.

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