100 milioni per opere contro il dissesto idrogeologico

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Sbloccati 100 milioni per la realizzazioni di opere contro il dissesto idrogeologico.

La delibera Cipe n. 32 lo scorso 20 febbraio ha stanziato 100 milioni di euro “con l’obiettivo di stimolare l’efficace avanzamento, in particolare nel Mezzogiorno, delle attività progettuali delle opere di mitigazione del rischio idrogeologico”. Con quel provvedimento veniva istituito un fondo rotativo, successivamente regolato dall’articolo 55 della legge n. 221 del 2015, il collegato ambientale. In quella legge veniva stabilito che un Dpcm sarebbe intervenuto a regolare le modalità di funzionamento del fondo.

Il Dpcm disciplina il plafond destinato a dare attuazione al piano stralcio per le aree metropolitane. L’obiettivo è quello di sbloccare gli interventi  rimasti fermi perché gli elaborati progettuali non erano in fase sufficientemente avanzata per mandarli in gara. Ora si passerà agli esecutivi per attivare i cantieri in tempi brevi. A incassare il denaro relativo alle progettazioni saranno i presidenti delle Regioni che, in base alle modifiche normative degli scorsi mesi, sono anche commissari di Governo in materia di dissesto. Saranno loro a dover chiedere lo stanziamento di fondi per completare le progettazioni. In base alle nuove regole del Codice appalti, infatti, è stato vietato l’appalto integrato: vuol dire che non sarà possibile affidare completamente la progettazione e l’esecuzione degli interventi e che, di conseguenza, questi dovranno essere sempre affidati sulla base dell’esecutivo.

PRIORITA’ DI INTERVENTO STABILITE DAL DCPM

La priorità degli interventi viene stabilita dal Dpcm, che spiega come i primi ad essere finanziati saranno quelli del piano aree metropolitane approvato a fine 2015: molti di quei progetti, infatti, sono stati indicati come fondamentali per il Governo ma, proprio per ritardi nelle progettazioni, non sono ancora stati mandati in gara. Gli elenchi di Palazzo Chigi includono, in totale, 94 progetti a diversi stati di avanzamento, per poco meno di 600 milioni di euro. Dovranno essere tutti portati a livello di progettazione esecutiva. In aggiunta, potranno essere indicati altri interventi dagli elenchi dell’Unità di missione.

 

Per selezionare le domande saranno utilizzati criteri simili a quelli che il Consiglio dei Ministri ha già utilizzato per il dissesto idrogeologico. Le somme stanziate saranno parametrate al costo dell’intervento e alla complessità del progetto. I finanziamenti arriveranno in diverse tranche: un primo quarto al momento dell’assegnazione, poi circa metà dopo l’inserimento dei progetti in banca dati e un ultimo quarto al momento della chiusura. Sarà il Ministero dell’Ambiente a vigilare sulla corretta esecuzione del progetto e a revocare i fondi in caso di problemi. Norme specifiche vengono dedicate al meccanismo della rotazione. Una volta assegnate le risorse per l’esecuzione dell’intervento, il plafond dovrà essere ricaricato con i fondi disponibili. In questo modo sarà possibile alimentarlo, finanziando negli anni altre progettazioni. Il Dpcm è sottoposto alla Conferenza delle Regioni in attesa di una approvazione definitiva.

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